L’obesità infantile non è solo una questione di peso, ma una condizione complessa che coinvolge metabolismo, sistema cardiovascolare, fegato ed equilibrio psicofisico dei bambini rappresentando un problema di salute pubblica in costante aggravamento. Secondo Fondazione Aletheia che, in occasione della Giornata mondiale della salute, ha presentato al Bambino Gesù il focus “La salute si coltiva da piccoli – corretta alimentazione e stili di vita sani per la salute del domani”, il 21% dei bambini tra i 5 e i 14 anni è sovrappeso, per un totale di 288 milioni di persone in tutto il mondo. La quota di obesità è più che raddoppiata rispetto al 2000, passando dal 4% al 10% nei bambini tra 5 e 9 anni e dal 3% al 9% tra i 10 e i 14 anni. Anche tra i più piccoli (0-4 anni), i casi restano elevati, con circa 35 milioni di bambini coinvolti.
I dati in Europa e in Italia
In Europa, stime della Fondazione su dati della Childhood Obesity Surveillance Initiative dell’Oms (2022-2024), indicano che, su circa 470mila bambini tra 7 e 9 anni in 37 Paesi, il 25% presenta sovrappeso o obesità. In Italia, Aletheia ha stimato, su dati “OKkio alla Salute” (sistema di sorveglianza nazionale sul sovrappeso e l’obesità e i fattori di rischio correlati nei bambini delle scuole primarie) che il 19% dei bambini è in sovrappeso e il 9,8% obeso, con un ulteriore 2,6% in condizioni di obesità grave. Il fenomeno è più diffuso tra i maschi, nelle regioni del Sud e nei contesti socioeconomici più svantaggiati.
Alimentazione scorretta e stili di vita: i fattori di rischio
Secondo Aletheia c’è un legame diretto e documentato tra cattiva alimentazione e salute dei bambini. Il consumo abituale di cibi ultraformulati è associato a aumenti dell’indice di massa corporea, della circonferenza vita e della massa grassa; valori più elevati di glicemia a digiuno; livelli più bassi di colesterolo HDL (“buono”); possibili alterazioni del sistema immunitario e del microbioma, con aumenti del rischio di allergie e asma.Anche le bevande iper-zuccherate rappresentano un fattore critico: il loro consumo è associato a obesità, insulino-resistenza, steatosi epatica e altre alterazioni metaboliche. I dati mostrano inoltre che circa il 25% degli adolescenti con obesità presenta pre-diabete. A questi fattori si aggiungono sedentarietà e uso eccessivo di schermi: i bambini meno sedentari mostrano minore adiposità viscerale e migliori parametri cardiometabolici.
Energy drink: un rischio sottovalutato
Il focus richiama l’attenzione anche sul consumo di energy drink, sempre più diffuso tra i minori e i cui effetti negativi includono disturbi del sonno, tachicardia, ansia, problemi cognitivi e scolastici, fino a sintomi cardiovascolari e neuropsichici (rispettivamente nel 45% e 33% dei casi analizzati in letteratura). Il tutto considerando che queste bevande contengono elevati quantitativi di caffeina e zuccheri aggiunti.
Tra le conseguenze più rilevanti di una cattiva alimentazione e del conseguente sovrappeso emerge la steatosi epatica, cioè l’accumulo di grasso nel fegato, associato a disfunzione metabolica, oggi la più comune malattia epatica cronica nei bambini nei Paesi occidentali: colpisce il 7-10% della popolazione pediatrica; raggiunge una prevalenza del 30-40% nei bambini con obesità. La patologia, spesso asintomatica, può evolvere in steatoepatite, fibrosi e, nei casi più gravi, cirrosi già in giovane età. È inoltre strettamente collegata a un più ampio rischio cardiometabolico.












