Storie Web domenica, Agosto 9

È arrivato il momento della verità, l’ultimo capitolo di una vicenda che in poche settimane ha vissuto colpi di scena, ripensamenti e tensioni. Paolo Maldini ricostruisce con il Corriere della Sera la sua breve esperienza da direttore tecnico della Nazionale spiegando perché ha deciso di non firmare il contratto e di lasciare il progetto prima ancora di iniziare davvero il suo lavoro. La frase che forse più di tutte riassume la sua versione arriva quando Aldo Cazzullo gli chiede: “E poi cos’è successo?”. Maldini risponde: “Poi i patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi”. 

La vicenda si è consumata in pochissimo tempo. Giovanni Malagò aveva chiamato Maldini a Pasqua, prospettandogli la possibilità di entrare nel nuovo corso federale. “Tu sei la persona che vorrei avere con me”, gli aveva detto, secondo il racconto dell’ex capitano. L’idea era quella di affidargli la presidenza del Club Italia e, soprattutto, costruire una nuova direzione tecnica: “Per prima cosa ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse”. Maldini aveva accettato immaginando un ruolo con responsabilità precise. Accanto a lui sarebbe arrivato Leonardo, mentre il progetto avrebbe dovuto andare ben oltre la semplice scelta del commissario tecnico: l’obiettivo dichiarato era contribuire a una rifondazione del calcio italiano.

Poi è arrivato il nodo dell’allenatore. Tra le prime idee di Maldini c’era Andrea Pirlo, mentre sullo sfondo il sogno su Pep Guardiola. Proprio sul nome di Pirlo, però, si è consumata la frattura. La candidatura dell’ex centrocampista è tramontata dopo le valutazioni legate alla sua collaborazione professionale con la società di scommesse russa Fonbet. Malagò ha rivendicato la decisione, spiegando di aver valutato la questione come un problema di opportunità. Per Maldini, però, quella scelta rappresentava qualcosa di più profondo: il segnale che gli accordi iniziali non erano più gli stessi. 

Giovanni Malagò e Paolo Maldini durante l’assemblea della Lega Serie A a Milano -23 luglio 2026 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

“Malagò cosa le ha detto?”. chiede Cazzullo. “Ha telefonato a me e a Leonardo per dire: ‘Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate’. Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire. Non so se questo è essere intransigente e presuntuoso. Io sono abituato in un’altra maniera. Non c’erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme, ma allo stesso tempo esaltante». 

 

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