Storie Web domenica, Settembre 27

Cinquanta anni di un’icona destinata a rimanere immortale nella storia del calcio italiano e nell’anima di una città intera. Francesco Totti spegne oggi, 27 settembre 2026, le sue prime cinquanta candeline e il traguardo del mezzo secolo diventa la tappa ideale per riavvolgere il nastro di un film lungo ventiquattro anni di carriera professionistica trascorsi indossando un’unica, indelebile maglia: quella della sua Roma.

La favola del Pupone comincia da lontano, tra i vicoli di Porta Metronia e i primi calci con la Smit Trastevere e la Lodigiani. Nel 1989 la scelta del cuore: il rifiuto alle sirene del Milan e l’ingresso nel settore giovanile giallorosso. Il talento è purissimo, devastante per precocità. Il 28 marzo 1993, a soli sedici anni, Vujadin Boskov lo getta nella mischia nei minuti finali di un Brescia-Roma. È la prima scintilla di un incendio d’amore che non si spegnerà mai più. 

La seconda metà degli anni Novanta ne segna la definitiva consacrazione. Sotto la guida paterna di Carlo Mazzone prima e le intuizioni tattiche di Zdenek Zeman poi, Totti sboccia definitivamente. Il tecnico boemo gli assegna la maglia numero dieci e la fascia di capitano nel 1998, a soli ventidue anni: nasce ufficialmente il Capitano. Tra colpi di tacco, accelerazioni e conclusioni balistiche, la Serie A scopre un giocatore totale, capace di coniugare la visione di gioco di un trequartista classico con la cattiveria realizzativa di una prima punta.

Il vertice del percorso in maglia giallorossa arriva nella stagione 2000-2001. Guidata da Fabio Capello in panchina e ispirata dalla genialità di Totti, la Roma conquista il terzo scudetto della sua storia. Il capitano firma uno dei tre gol nella decisiva vittoria del 17 giugno 2001 contro il Parma in un Olimpico gremito all’verosimile, entrando di diritto nel pantheon dei simboli assoluti della capitale. Parallelamente si snoda la sua epopea con la Nazionale azzurra. Nel 2000 incanta l’Europa con il celebre ‘cucchiaio’ rifilato su rigore ad Edwin van der Sar nella semifinali contro l’Olanda padrona di casa. Ma il capolavoro in azzurro si compie nell’estate del 2006. A pochi mesi da un terribile infortunio al perone con lesione dei legamenti della caviglia, Totti recupera a tempo di record grazie a una forza di volontà ferrea per volare ai Mondiali in Germania. Sotto la gestione di Marcello Lippi guida l’Italia al trionfo finale, realizzando il rigore allo scadere negli ottavi di finale contro l’Australia e laureandosi Campione del Mondo.

Il viaggio sul prato verde si conclude il 28 maggio 2017 in una giornata carica di commozione e lacrime collettive. Il suo addio al calcio giocato dopo Roma-Genoa blocca il tempo nella capitale, trasformando l’Olimpico in un catino di emozione pura per il giro di campo con la famiglia e la lettura della celebre lettera rivolta ai suoi tifosi.

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