NAIROBI – L’aeroporto di Niamey torna sotto attacco, a pochi mesi dal blitz rivendicato in gennaio dai miliziani dello Stato islamico e respinto dalle forze di sicurezza nigerine. Testimoni citati dall’agenzia Associated Press riferiscono di spari ed esplosioni nelle prime ore del mattino, mentre le autorità di Niamey registrano diverse vittime su entrambi i fronti dell’incursione. Il bilancio includerebbe 11 soldati e 22 assalitori uccisi, in un colpo che ravviva l’allerta terroristica e la precarietà della risposta tentata dalle autorità di Niamey e gli alleati russi della ex compagnia privata Wagner.
Il Niger è governato dalla giunta militare capeggiata dal generale Abdourahamane Tchiani, salito al potere nel 2023 dopo i colpi di Stato già assestati in Mali (2020, 2021) e Burkina Faso (entrambi nel 2022). Gli esecutivi militari hanno rovesciato i vecchi esecutivi in polemica con la gestione fallimentare dell’insorgenza jihadista, ma i risultati registrati finora pendono a sfavore del loro operato.
Il Sahel ancora «epicentro del terrorismo»
Il Global terrorism index, un rapporto annuo dell’Institute for economics and peace, ha confermato il Sahel come «epicentro globale» delle violenze con una quota di almeno la metà delle vittime da terrorismo nel 2025. Lo scorso 25 aprile la giunta dei vicini di casa del Mali, a propria volta alleati di Mosca, ha incassato una delle sconfitte più urticanti degli ultimi anni con un maxi-attacco congiunto fra i jihadisti del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani e i ribelli secessionisti Tuareg. Il crescendo di incursioni jihadista sta remando a sfavore della tenuta delle giunte, complici accuse di violenze e abusi simili a quelli imputati alle formazioni terroristiche.
La giunta nigerina sta provando ad arginare le violenze e recuperare terreno rispetto agli insorti, appoggiandosi anche a partner come la Turchia di Recep Erdogan. «Tchiani però sembra aver sottovalutato l’estensione e le capacità degli insorti che colpiscono dentro l’aeroporto della capitale per la seconda volta a distanza di pochi mesi» spiega Luciano Pollichieni, un analista esperto di Sahel. La capacità di penetrazione, dice Pollichieni, «non sorprende se consideriamo il collasso delle forze di sicurezza di Burkina Faso e Mali nell’area dei tre confini».


-U78370648452ZRa-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=1170x507)






