Storie Web giovedì, Maggio 7

Sono circa 150 le persone a bordo della nave da crociera MV Hondius isolate al largo di Capo Verde dopo un sospetto focolaio di Hantavirus che ha causato tre morti e almeno quattro casi di malattia. Tre pazienti con sospetta infezione sono stati evacuati: un cittadino britannico di 56 anni, un cittadino tedesco di 65 anni e il medico olandese della nave, 41 anni, che era stato definito in “condizioni gravi” ma il cui stato sarebbe migliorato.

La nave si sta dirigendo verso Tenerife, la più grande delle isole Canarie, dove è previsto che attracchi sabato. L’evacuazione dei passeggeri inizierà alle Canarie l’11 maggio, secondo quanto ha annunciato il Ministero dell’Interno spagnolo. Tutti i passeggeri rimarranno a bordo della nave fino all’arrivo degli aerei che li trasporteranno a destinazione. “Tutti i passeggeri che mostravano sintomi da hantavirus sono stati fatti sbarcare dalla Mv Hondius” ha precisato in un comunicato Oceanwide Expeditions, operatore olandese gestore della crociera.

La ministra della Difesa Margarita Robles ha confermato mercoledì che i 14 spagnoli a bordo saranno sottoposti a quarantena presso l’ospedale militare di Gómez Ulla, “a condizione che scelgano volontariamente di farlo”. Per farlo, dovranno firmare un modulo di consenso. La ministra ha rilasciato questa dichiarazione ai media a Madrid, ribadendo più volte che si tratta di una misura volontaria. Tuttavia, non ha specificato cosa accadrà in caso di rifiuto.

Assistente di volo Klm ricoverata con sintomi lievi: era sull’aereo preso dalla 69enne olandese poi deceduta

Un’assistente di volo della Klm è stato sottoposta al test per l’hantavirus dopo aver manifestato sintomi lievi ed è stata ricoverata ad Amsterdam. L’ha dichiarato un portavoce del Ministero della Salute dei Paesi Bassi. L’assistente di volo è entrata in contatto con la donna olandese fatta scendere prima del decollo dall’aereo Klm su cui aveva cercato di imbarcarsi il 25 aprile, per lasciare Johannesburg diretta ad Amsterdam. L’equipaggio, date le sue condizioni di salute, aveva rifiutato il trasporto. La donna poi è morta. Le autorità sanitarie stanno contattando le persone a bordo del volo “a scopo precauzionale”, ha detto Klm. Anche il marito della donna olandese di 69 anni era precedentemente deceduto a causa del virus.

 

Il cittadino svizzero positivo al virus

Nelle ultime ore è arrivata la notizia che un cittadino svizzero, rientrato nel suo Paese dopo essere stato passeggero della nave, è risultato positivo al virus ed è attualmente ricoverato e sotto trattamento a Zurigo. La conferma del contagio fuori dalla nave rappresenta uno degli scenari più temuti dalle autorità sanitarie, quello di passeggeri apparentemente sani che, una volta sbarcati, sviluppano i sintomi nei giorni o nelle settimane successive. La moglie dell’uomo, pur non presentando sintomi, è stata posta in isolamento precauzionale.

L’Organizzazione mondiale della sanità sta coordinando un “tracciamento dei contatti internazionali” per verificare lo stato di salute delle 23 persone, tra cui il cittadino svizzero, che sono sbarcate dalla crociera Hondius nell’isola di Sant’Elena il 21 aprile, 10 giorni dopo il primo decesso per hantavirus. “In collaborazione con le autorità nazionali e gli operatori della nave, i nostri team hanno stilato un elenco di chi si trovava in ogni luogo e in quale momento, al fine di garantire che qualsiasi potenziale esposizione sia documentata e che le persone possano ricevere assistenza se presentano sintomi. Questo tracciamento dei contatti aiuta anche a contenere ogni possibile diffusione”, ha concluso l’Organizzazione.

Van Kerkhove (Oms): “Possibile trasmissione da uomo a uomo”

Come riferisce la Cnn a bordo della nave da crociera potrebbe essersi verificata una trasmissione da uomo a uomo. “Sappiamo che alcuni dei casi hanno avuto contatti molto ravvicinati e certamente non si può escludere la trasmissione da uomo a uomo. Quindi, a scopo precauzionale, stiamo ipotizzando questa possibilità”, ha dichiarato ai giornalisti Maria Van Kerkhove, direttrice dell’Organizzazione mondiale della sanità per la preparazione e la prevenzione di epidemie e pandemie.

Insomma, il virus potrebbe essere salito a bordo con un passeggero e poi essersi trasmesso agli altri. Al momento sarebbero otto le persone colpite. “Il rischio per la popolazione generale è basso”, ha ribadito Van Kerhove. “Non si tratta di un virus che si diffonde come l’influenza o Covid-19. È molto diverso”. 

La caccia alla fonte del contagio 

Era partita da Ushuaia, in Argentina, l’1 aprile 2026 la lussuosa nave oceanica olandese, 82 cabine, ora assediata da un sospetto focolaio di hantavirus. 

Nel dettaglio, si tratta di una nave da spedizione, con passeggeri che sbarcavano su diverse isole dell’Oceano Atlantico per dedicarsi al birdwatching e ad altre attività e non si esclude che possa esserci una fonte di esposizione al virus proprio su queste isole. Ogni dettaglio del viaggio è finito sotto la lente degli esperti coordinati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che definiscono basso il rischio a livello globale legato al focolaio ma vogliono ricostruirne la dinamica. Obiettivo: capire l’origine delle infezioni che hanno provocato finora 7 casi (2 confermati e 5 sospetti) con 3 morti. Un’ipotesi è che le prime infezioni possano essersi verificate al di fuori della nave e che possa esserci stata una trasmissione da uomo a uomo, tra persone a stretto contatto.

La coppia olandese che per prima ha mostrato i sintomi aveva viaggiato tra Cile, Uruguay e Argentina prima di imbarcarsi sulla nave. Erano arrivati in Argentina il 27 novembre, per poi recarsi in Cile e Uruguay prima di tornare in Argentina il 27 marzo e imbarcarsi sulla nave il primo aprile.

Il viaggio e l’equipaggio

Intanto in un focus dell’Oms è stato ricostruito l’itinerario seguito dall’imbarcazione con i suoi 88 passeggeri e 59 membri dell’equipaggio (totale 147 persone) attraverso l’Atlantico meridionale. 

Il viaggio ha previsto numerose soste in regioni remote ed ecologicamente diverse: Antartide continentale, Georgia del Sud, Isola Nightingale, Tristan da Cunha, Sant’Elena e Isola di Ascensione. “Non è stato possibile determinare l’entità del contatto dei passeggeri con la fauna locale durante il viaggio, o prima dell’imbarco a Ushuaia”, spiega l’agenzia nel report. 

A bordo, passeggeri ed equipaggio rappresentano 23 nazionalità. Le autorità degli Stati parte coinvolti nella gestione dell’evento fino ad oggi – Capo Verde, Paesi Bassi, Spagna, Sudafrica e Regno Unito – hanno avviato misure di risposta coordinate, tra cui, in collaborazione continua tra l’Oms e i Focal Point nazionali del Regolamento sanitario internazionale (Ihr) di Capo Verde, Paesi Bassi, Sudafrica, Spagna e Regno Unito, per garantire la tempestiva condivisione delle informazioni e il coordinamento delle azioni.

Il tracciamento

Nel frattempo continua il tracciamento di chi ha avuto contatti con la Hondius. Si è saputo che 23 passeggeri sono sbarcati sull’isola di Sant’Elena il 21 aprile, prima dei decessi, per tornare a casa. Uno è stato ricoverato a Zurigo, positivo al virus. Un francese è stato identificato come “caso contatto” perchè era stato su un volo con un contagiato. Klm ha infine reso noto che il 25 aprile il passeggero poi morto a Johannesburg, cercò di prendere un volo per Amsterdam ma fu fatto scendere viste le sue condizioni di salute. Solo negli ultimi tre giorni l’Oms avrebbe iniziato a contattare gli sbarcati. Un dettaglio che solleva interrogativi sulla gestione iniziale del tracciamento.

Le raccomandazioni ai passeggeri

Ai passeggeri a bordo è stato consigliato di mantenere il massimo distanziamento fisico e di rimanere nelle proprie cabine, ove possibile, informa l’Oms, mentre proseguono le indagini epidemiologiche a tutto campo per determinare la fonte dell’esposizione. 

Il Focal Point dell’Argentina ha condiviso gli elenchi dei passeggeri e dell’equipaggio con gli altri Focal Point, in base alla nazionalità di ciascuna persona. I colloqui per la gestione clinica e l’evacuazione medica dei passeggeri sintomatici si sono svolti tra il Segretariato del Team medico di emergenza (Emt) dell’Oms e il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Ercc ) dell’Ue.

I video dei passeggeri: “Ci avevano detto che il turista era morto per cause naturali

Un passeggero turco, che ha lasciato la nave nelle scorse settimane, racconta che l’equipaggio avrebbe rassicurato i viaggiatori dopo il primo decesso parlando di “cause naturali” e negando rischi di contagio. A bordo, però, sarebbero continuati buffet, incontri sociali e attività comuni senza mascherine né isolamento.

“Siamo stati fuorviati”, accusa il passeggero, sostenendo che misure più rigide avrebbero potuto limitare la diffusione del virus. A testimonianza delle sue parole allega il video in cui il comandante della nave annuncia il primo decesso avvenuto a bordo. 

Nel video registrato il 12 aprile e diventato virale online, il comandante Jan Dobrogowski comunica ai passeggeri la morte di un uomo olandese, spiegando che si tratterebbe di “cause naturali” e assicurando che non ci fossero rischi di contagio: “La nave è sicura”, dice agli ospiti a bordo.

All’epoca, secondo l’operatore Oceanwide Expeditions, non esistevano prove della presenza del virus sulla nave e il caso sembrava isolato. Ma nelle settimane successive altri passeggeri si sono ammalati, alcuni sono stati evacuati d’urgenza e il bilancio è salito a tre vittime tra cittadini olandesi e tedeschi.

Il filmato sta ora alimentando polemiche e accuse da parte di alcuni viaggiatori, convinti che il rischio sanitario sia stato sottovalutato nei primi giorni del viaggio.

Lo Spallanzani in prima linea nella risposta europea

Il Laboratorio di Virologia dello Spallanzani partecipa alle iniziative di preparedness e al confronto tecnico con le istituzioni sanitarie europee e con l’ECDC, in particolare in relazione alla gestione di eventuali casi sospetti o confermati di infezione da hantavirus e alle attività di sorveglianza connesse al rientro dei passeggeri nei Paesi europei.

In relazione alla recente identificazione di casi di infezione da hantavirus a bordo della nave Mv Hondius, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS di Roma è impegnato nelle attività di supporto tecnico scientifico attraverso il Laboratorio di Virologia e Laboratori di Biosicurezza, parte attiva del consorzio dei Laboratori di Riferimento Europei per la Sanità Pubblica.

Infatti, il Laboratorio dello Spallanzani opera nell’ambito della rete dedicata ai virus emergenti, zoonotici e trasmessi da roditori (EURL PH ERZV) essendo stato riconosciuto come uno dei quattro laboratori di riferimento a livello europeo insieme al Public Health Agency della Svezia, il National Biosafety Laboratory in Ungheria e l’Istituto Pasteur di Parigi.

Come spiegato dal prof. Fabrizio Maggi, direttore del Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca preclinica e Diagnostica avanzata dello Spallanzani, “Sebbene le valutazioni in corso indichino un rischio molto basso per la popolazione generale, l’evento ha reso opportuno il rafforzamento delle attività di preparazione e coordinamento a livello europeo.

“Il contributo fornito – spiega la dr.ssa Francesca Colavita, responsabile per lo Spallanzani del gruppo EURL PH ERZV – si inserisce in un contesto di collaborazione tra i quattro laboratori europei e comprende il supporto alla conferma diagnostica, la condivisione di indicazioni tecniche per la rilevazione molecolare, l’accesso a materiali di riferimento inattivati e la diffusione di raccomandazioni di biosicurezza per la corretta gestione e inattivazione dei campioni biologici. L’evento sottolinea l’importanza di una rete laboratoristica europea integrata e coordinata, in grado di rispondere in modo tempestivo a segnalazioni internazionali che richiedono elevati livelli di competenza, standardizzazione e sicurezza operativa”.

Per il Direttore generale, dr.ssa Cristina Matranga, “L’INMI Spallanzani conferma ancora una volta il proprio ruolo di supporto alla sanità pubblica nazionale ed europea nella prevenzione e nella gestione delle infezioni emergenti, in linea con la propria missione istituzionale”.

Fabrizio Maggi e Francesca Colavita, Istituto Lazzaro Spallanzani (Istituto Lazzaro Spallanzani)

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