Storie Web mercoledì, Maggio 27

Sui ritmi di produzione militare in Europa «siamo in ritardo, anche a causa della frammentazione industriale che c’è per un malinteso senso di sovranità industriale che sta rallentando questo tipo di processi». Lo ha ammesso l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, ospite martedì 26 maggio a “Cinque minuti” su Raiuno.

«Guardiamo l’Ucraina che ha una struttura industriale molto flessibile, molto reattiva e soprattutto estremamente aderente alle necessità operative sul campo», ha spiegato l’ammiraglio Cavo Dragone. «Ingegneri ed esperti di software ucraini sono in prima linea con i soldati», ha aggiunto.

Cavo Dragone: «Usa non si sganciano dalla Nato, distribuzione più equa»

Quanto al ruolo che gli Usa di Trump potrebbero ricoprire nella Nato, Cavo Dragone ha chiarito: «Io non lo chiamerei uno sganciamento, ma una distribuzione più equa, un bilanciamento più equo di cui avevamo bisogno: ci sarà una presa di maggiore responsabilità da parte degli alleati europei, è un’attività già in corso». «È un’esigenza che, per esempio, l’amministrazione americana ha manifestato non soltanto per gli alleati europei ma anche per i partner nell’Indo-Pacifico».

Hormuz: tre punti imprescindibili per ingresso Nato

Per l’ingresso della Nato nello stretto di Hormuz, ha chiarito l’ammiraglio, esistono «tre punti che sono imprescindibili per la comunità internazionale». «La libertà di navigazione nello stretto», «il fatto che l’Iran non debba possedere l’arma nucleare e un arsenale missilistico che possa essere una minaccia per l’area del Golfo, e poi tutte quelle attività di supporto al terrorismo che ha foraggiato nel tempo». «La Nato non ha un ruolo attualmente per intervenire nello stretto di Hormuz», ha concluso il presidente del Comitato militare dell’alleanza atlantica. «C’è una Coalizione dei Volenterosi, di nazioni alleate che si stanno preparando e pianificando, quando ci saranno le condizioni, per garantire la navigazione nello stretto di Hormuz secondo le regole internazionali e per ripulire lo stretto di Hormuz dalle mine».

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