
Viene dalla Fondazione Fur, del mecenate svizzero Urs Rechsteiner, un contributo alla riqualificazione del Real Albergo dei Poveri di Napoli, luogo simbolo della storia civile e sociale, monumento identitario voluto da Carlo di Borbone e progettato dall’architetto fiorentino Ferdinando Fuga. Le due sculture sono state realizzate dall’artista toscano Riccardo Grazzi ed entrano a far parte del patrimonio artistico della città.
Le opere donate, sono due sedute, selezionate dallo stesso mecenate per il loro significato fortemente legato alla storia e alla vocazione del luogo, ed esposte negli spazi del Real Albergo dei Poveri. Un luogo carico di storia, destinato a tornare a vivere in molti dei suoi spazi già dalla metà del 2026 per diventare un polo di cultura, accoglienza e innovazione.
La “Panca con il Toro” è simbolo della generatività. Ispirata alla concezione religiosa mitraica della Tauroctonia, la panca rappresenta il gesto sacro in cui il sangue del toro feconda la terra. Nel contesto del Real Albergo dei Poveri, la scultura assume un significato particolare: diventa immagine della vitalità artigiana e produttiva che, nelle botteghe volute da Ferdinando IV di Borbone, contribuì alla formazione degli ospiti dell’Albergo. La “Panca dell’Aquila” , è la seconda opera, che culmina in un grande becco d’aquila, richiama la forza e la nobiltà del rapace, simbolo del Real Albergo dei Poveri.
La donazione rientra nella mission della Fondazione FUR, impegnata nella valorizzazione dell’arte e dei territori e che ha sede a Montepulciano ( Siena). Rechsteiner, già noto per il suo sostegno alla valorizzazione del territorio della città di Pienza attraverso l’arte contemporanea, rafforza così il suo legame con Napoli. «Donare arte significa condividere bellezza e contribuire alla crescita spirituale di un territorio – afferma Urs Rechsteiner _ le due sculture sono un omaggio alla dignità dell’uomo e alla forza generativa della cultura, valori profondamente legati alla storia del Real Albergo dei Poveri. Spero che queste opere possano essere un invito alla riflessione per tutti: l’arte è un ponte che unisce le comunità. Per me Napoli non è una scoperta recente, è parte della mia storia. Un mio antenato servì qui per più di venti anni. Donare alla città è anche un modo di restituire qualcosa a questo legame antico».











