Storie Web giovedì, Giugno 4

C’è un momento in cui l’intelligenza artificiale smette di essere futuro e diventa pratica ordinaria: una didascalia generata più rapidamente, un archivio interrogato meglio, una visita ripensata per diversi gradi di accessibilità. È così che la tecnologia entra davvero in una struttura culturale come un museo. Non come ornamento. Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano affronta questo passaggio con un Manifesto per l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale, primo documento etico dedicato all’AI adottato da un museo in Italia.

La cultura è verifica, interpretazione, scelta

Il Manifesto, che nasce in collaborazione con Sineglossa e Scuola Nazionale del Patrimonio e delle Attività Culturali, non è un regolamento difensivo, né una celebrazione dell’innovazione bensì una mappa di orientamento, nove punti per dire che l’AI può trovare domicilio nei musei senza sostituire giudizio, competenza e responsabilità.

 L’intelligenza artificiale viene indicata come supporto alla ricerca, alla progettazione, alla comunicazione, alla gestione dei dati e alla redazione di contenuti, mai come delega. In un tempo in cui l’automazione promette efficienza, il museo ricorda che la cultura è verifica, interpretazione, scelta. Secondo Alessandro Bollo, direttore del Museo, «dopo il Covid-19 tra gli addetti ai lavori si è fatta strada una diffusa consapevolezza dell’importanza delle tecnologie digitali nel produrre maggiori impatti e crescente rilevanza sociale e culturale».

Ma questa consapevolezza è rimasta spesso incompiuta, l’uso delle tecnologie è stato passivo e reattivo, senza una reale capacità di metterne a fuoco potenzialità e limiti. Il punto decisivo non è l’acquisto di strumenti, ma la costruzione di competenze. Non basta usare l’AI, bisogna saperla interrogare, capire come funzionano i modelli, quali dati mobilitano, quali bias possono riprodurre e quali responsabilità attivano.

Bollo: «Stimolare il pensiero critico»

 In fin dei conti, ricorda Bollo, «gli istituti culturali hanno per mandato quello di allenare e stimolare al pensiero critico da applicare alla complessità del presente». L’AI literacy diventa così una alfabetizzazione istituzionale. Bollo osserva che nei musei convivono oggi atteggiamenti contraddittori, alcuni si sono lanciati nella sperimentazione «con curiosità e slancio, talvolta in modo istintivo e non sempre sufficientemente ponderato. È già accaduto con Second Life, metaverso, Nft… entusiasmi improvvisi, seguiti da rapide disillusioni».

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