Storie Web giovedì, Febbraio 26

L’Ops lanciata da Monte dei Paschi di Siena (Mps) su Mediobanca sarebbe stata, secondo la Procura di Milano, un passaggio chiave dentro una strategia più ampia: consentire a Delfin e al gruppo Caltagirone di arrivare «al controllo, nella forma dell’influenza dominante, di Mediobanca» e, tramite la banca d’affari, «al controllo di Generali».

È quanto ha dichiarato il Procuratore della Repubblica di Milano, Marcello Viola, intervenendo in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo.

«Concerto operativo dal 2019»: acquisti, voti e nomine in parallelo

Viola ha ricostruito un presunto concerto tra Delfin e Caltagirone che sarebbe stato operativo «sin dal 2019», attraverso «condotte assolutamente parallele» mantenute nel tempo: dall’acquisizione di azioni – sia di Generali sia di Mediobanca – fino all’esercizio dei voti nelle assemblee e alle «contestuali assunzioni e dismissioni di cariche sociali».

Secondo la Procura, il punto centrale sarebbe anche un tema di trasparenza verso il mercato: l’operazione avrebbe avuto l’effetto di occultare l’esistenza di patti parasociali tra azionisti rilevanti di Mediobanca, con conseguenze potenzialmente rilevanti per gli equilibri di governance.

Tra 2024 e 2025 la «strategia differente»: l’asse con Mps

Sempre in audizione, Viola ha aggiunto che l’«insuccesso del proposito» avrebbe spinto gli indagati – questo è l’assunto della Procura – ad adottare una strategia diversa: puntare al controllo di Mediobanca funzionalmente all’obiettivo su Generali coinvolgendo Mps.

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