IL PUNTO -Allerta attentato a Mosca dopo l’avviso Usa: giallo al museo Tsaritsyno, mentre si infiamma il fronte ucraino
Un messaggio d’allerta perentorio, arrivato nel pomeriggio dall’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca, ha fatto scattare l’allarme nella capitale russa: sul polo museale di Tsaritsyno, riserva situata a sud della città e dedicata alle arti e ai mestieri della storia locale, pesava una «minaccia credibile» di attacco terroristico con potenziali vittime di massa.
La reazione è stata immediata. Il complesso è stato chiuso d’urgenza ufficialmente «per ragioni tecniche», i visitatori sono stati evacuati in fretta e l’area è stata transennata dai reparti di polizia e dalle unità cinofile anti-terrorismo. Solo le prossime ore chiariranno se il tempestivo allarme americano abbia sventato un massacro. L’episodio, tuttavia, attesta come il canale di cooperazione informativa tra i servizi di intelligence statunitensi e l’Fsb russo rimanga attivo nei momenti critici, a dispetto della guerra in corso. Si tratta di un precedente non isolato: già nel marzo 2024 Washington aveva allertato Mosca su imminenti azioni jihadiste; all’epoca l’avviso non bastò a evitare la strage al Crocus City Hall, che causò 150 morti e oltre 600 feriti.
Il rientro da Oleshky e le accuse reciproche sulla tregua
L’allarme nella capitale si è inserito in un sabato particolarmente denso di avvenimenti sul fronte bellico. La giornata è stata segnata dal toccante rientro degli sfollati da Oleshky, città martoriata sotto occupazione russa, reso possibile da una tregua umanitaria in scadenza domenica alle ore 23:00. Coordinati dalle autorità russe, i civili hanno dovuto compiere una complessa odissea per percorrere pochi chilometri: un tragitto passato per la Crimea, il territorio russo e la Bielorussia, per poi rientrare in territorio ucraino a bordo di autobus tra le lacrime e gli abbracci dei parenti.
Le testimonianze raccolte raccontano una sopravvivenza al limite in una cittadina distrutta da bombardamenti incessanti e strade minate, dove la totale assenza di viveri e la chiusura dei negozi hanno spinto gli abitanti persino a cibarsi di cani per non morire di fame. Nonostante si sia trattato del cessate il fuoco più esteso tra le parti dal 2022, le prospettive di una replica rimangono scarse: Mosca e Kiev sono tornate subito ad accusarsi a vicenda di aver violato la tregua sul campo.
Diplomazia al palo e spiragli sui vertici internazionali
Sul piano diplomatico, il quadro resta bloccato. La riunione del G20 dei ministri degli Esteri ad Atlanta — segnata dal boicottaggio della foto di rito da parte dei delegati europei per la presenza di Serghei Lavrov — non ha prodotto svolte concrete. L’incontro tra Lavrov e il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha però ribadito l’ipotesi di un faccia a faccia tra Donald Trump e Vladimir Putin a margine del vertice Apec a Shenzhen, previsto per il 18 e 19 novembre, con la possibile partecipazione di Xi Jinping in un formato trilaterale. Più incerta la presenza di Putin al G20 di dicembre a Miami, mentre resta rimessa alla Casa Bianca la decisione su un eventuale invito a Volodymyr Zelensky.
Nel frattempo, il presidente ucraino ha proseguito le sue interlocuzioni a Istanbul con Recep Tayyip Erdogan: al centro del colloquio, la sicurezza nel Mar Nero e l’accordo per un nuovo corridoio destinato al grano, snodo per il quale la cooperazione della Turchia e dell’Unione Europea rimane determinante.











