Storie Web martedì, Marzo 10

TEL AVIV

Mojtaba Khamenei è un uomo che divide anziché unire. Non lo volevano tanti iraniani. Non solo gli oppositori della Repubblica islamica, ma anche una parte di coloro che la sostengono. È visto come il fumo negli occhi da Stati Uniti e Israele. È inviso a gran parte del clero iraniano, che preferiva un religioso di altro rango, un ayatollah come massima autorità del mondo sciita, e non un chierico giurista di medio rango. Piace, invece, alle potenti Guardie della Rivoluzione. Mojtaba, 57 anni, era il loro candidato non ufficiale.

«Con la maggioranza dei voti è stata scelta la persona che continuerà il cammino dell’Imam Khomeini e il cammino del martire Imam Khamenei. Il nome di Khamenei continuerà. Il voto è stato espresso e sarà annunciato presto», aveva anticipato nel pomeriggio Hosseinali Eshkevari, un membro dell’Assemblea degli Esperti in un video diffuso dai media iraniani.

Sarà dunque Mojtaba a guidare fino alla sua morte — che americani e israeliani minacciano sarà imminente — la Repubblica islamica dell’Iran.

Eppure il nome è arrivato soltanto a tarda sera, dopo una lunga giornata di attesa per l’annuncio. Tra i potenti d’Iran lo scontento era tangibile. Ali Larijani, uno degli uomini più influenti del regime, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale nonché ex presidente del Parlamento, si sarebbe opposto con veemenza alla nomina di Mojtaba, sostenendo la candidatura di suo fratello Sadeq, influente religioso sciita, nella corsa alla leadership.

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