Storie Web venerdì, Maggio 1

«C’è un rischio che grava sull’attività degli editori. Ma allargando lo sguardo va tenuto conto che si tratta di una tematica che riguarda il pluralismo e la possibilità di condizionare il dibattito pubblico». Il presidente Agcom Giacomo Lasorella parte da qui, parlando al Sole 24 Ore, per inquadrare le ragioni profonde che hanno spinto l’Autorità a decidere di portare il caso Google davanti alla Commissione Ue.

Nel mirino finiscono AI Overviews e AI Mode, le nuove interfacce con cui il motore di ricerca risponde direttamente agli utenti, senza passare dai link ai siti che producono quelle notizie. Risultato? Meno ricavi pubblicitari per gli editori e più difficoltà a finanziare redazioni e autori. E a pagare il conto sarebbero soprattutto le testate più piccole e indipendenti.

La segnalazione nasce dall’esposto della Fieg e dalle verifiche condotte dall’Agcom. Gli editori parlano di traffico che evapora, di ricavi che si assottigliano, di visibilità che si riduce e per questo hanno espresso apprezzamento per la decisione di segnalare a Bruxelles presa da Agcom, sebbene non all’unanimità ma con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi che lamenta per Agcom «un ruolo protezionistico degli interessi degli editori».

L’AI di Google, sottolinea dal canto suo Lasorella «è, nei fatti, un meccanismo che disincentiva l’utente ad andare direttamente alle fonti». Da qui la scelta di far perno sul Digital Services Act (articoli 27, 34 e 35). «Le piattaforme sono tenute a valutare i rischi sistemici che derivano dai servizi che offrono agli utenti e a mitigare le possibili conseguenze. Gli elementi a nostra disposizione – aggiunge Lasorella – ci hanno confortato sull’idea che questo rischio sistemico non sia stato valutato e che non siano stati predisposti adeguati strumenti per mitigarlo».

Ora la palla passa a Bruxelles. «Le autorità nazionali possono fare questa segnalazione. Poi è solo una segnalazione e si sottopone alla Commissione la necessità di indagare su questo aspetto». Non è un dettaglio: sulle grandi piattaforme la competenza è europea. E l’Italia non è sola. «Un’analoga segnalazione è stata fatta dall’autorità tedesca prima di noi», ricorda il presidente Agcom. Dunque la Commissione si trova davanti a due allarmi convergenti. Se l’indagine partirà e le violazioni saranno accertate, il rischio per le piattaforme potrà essere pesante: «Oltre a ordini specifici, anche quello di una sanzione che credo arrivi fino al 6% del fatturato».

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