Storie Web mercoledì, Novembre 4

Il Governo italiano aveva sperato in una sconfitta a metà di Donald Trump, con i repubblicani confermati almeno maggioranza in Senato. Invece le elezioni di midterm negli Usa hanno fatto avverare la profezia di un’anatra completamente azzoppata, senza il controllo del Congresso e dunque «capace di tutto». Giorgia Meloni non ha intenzione di commentare: si è tenuta a distanza di sicurezza dal voto e continuerà a farlo. Ma gli umori, a Palazzo Chigi e nella destra in Parlamento, sono chiari.

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Una lezione per Trump

Di buon mattino, è la deputata meloniana Ylenja Lucaselli, capogruppo Fdi in commissione Bilancio alla Camera, a far capire l’aria che tira: nel corso di “Breakfast in America”, la diretta di Adnkronos, dice che la lezione della sconfitta del Partito repubblicano è «innanzitutto per Trump, per la politica americana e per la gestione alle volte un po’ sopra le righe di alcuni temi che invece sono molto cari al popolo americano». «Credo – aggiunge – che i repubblicani d’America abbiano voglia di tornare al vero Partito repubblicano, che evidentemente Trump in realtà non ha mai rappresentato».

Un altro conservatorismo è possibile?

Pur considerando inopportuna la tentazione del «tifo da stadio per l’uno o l’altro candidato in una nazione diversa, con esigenze diverse, con una cultura completamente diversa», la deputata fa emergere la linea: «È assolutamente chiaro che il modo di interpretare il conservatorismo che è stato fatto soprattutto dall’Italia grazie al presidente Meloni sia quello che traccia il futuro dei partiti di centro destra». Questa è la scommessa finora giocata in sordina da Roma: sostenere il “modello Meloni” come il «nuovo conservatorismo» che nell’esperienza italiana la stampa estera aveva già rintracciato. Un mix tra i valori tradizionali cari a destra – la Patria, la famiglia, l’identità – e il pragmatismo.

Meloni alternativa alla cultura Maga

«Una Nazione è davvero tale quando sa riconoscere il valore di chi l’ha difesa, custodirne la memoria e trasmettere alle nuove generazioni l’orgoglio di appartenervi», scrive infatti la premier per celebrare il 4 novembre, la Giornata delle Forze Armate. Di fatto, in attesa di verificare se nella primavera 2027 in Francia Marine Le Pen conquisterà davvero l’Eliseo, è oggi Meloni l’unica leader di destra ritenuta capace di incarnare un’alternativa vincente alla cultura Maga. Salda in sella al punto da portare il Governo a battere il record di longevità della storia repubblicana e di tenere il suo partito intorno al 28% dei consensi nei sondaggi per quattro anni di fila.

L’alleanza con gli Usa non si discute

Il voto di midterm, nel centrodestra, è letto così: la conferma che la strada italiana è quella giusta. E che Trump ha pagato il prezzo dei suoi eccessi, subiti anche dalla stessa Meloni a suon di insulti e offese. Ma l’asse con gli Usa non si discute: gli Stati Uniti «sono un alleato storico e prezioso», sottolineano da Palazzo Chigi, e l’unità dell’Occidente per la presidente del Consiglio resta il faro. Lo dice anche Forza Italia, tramite il portavoce Raffaele Nevi: «L’America è un nostro interlocutore strategico e tale rimarrà a prescindere da chi saranno gli interlocutori».

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