La corsa dell’intelligenza artificiale è entrata in una nuova fase e il balletto dei grandi attori tech conosce a intervalli periodici un nuovo copione, sempre e comunque orientato a ridefinire strategie e piattaforme per presidiare quello che di fatto è divenuto il principale terreno di competizione fra Microsoft e Google. La prima sta spingendo, e da tempo, sull’integrazione degli agenti intelligenti dentro le proprie applicazioni di produttività e nei flussi di lavoro aziendali, la seconda (ieri protagonista di un corposo aggiornamento per Workspace, che ha portato Gemini nel cuore dei vari tool della suite) ne ricalca le mosse puntando su ecosistemi multi-modello e strumenti di sviluppo pensati per orchestrare agenti e servizi cloud. Il confronto si gioca su un punto chiave: trasformare l’AI da semplice assistente conversazionale a motore capace di eseguire attività e coordinare processi complessi. Ed è in questo scenario che si inseriscono anche gli annunci presentati dalla casa di Redmond al CityOval di Milano nel corso dell’AI Tour, evento internazionale che ha riunito circa 2.500 tra imprenditori, manager e professionisti IT. I vari esponenti di Microsoft saliti sul palco hanno enfatizzato la strategia “Frontier Transformation”, percorso attraverso il quale la società intende accompagnare le aziende verso un uso più strategico dell’intelligenza artificiale, andando oltre la fase della semplice sperimentazione per arrivare a un’implementazione più profonda della tecnologia nei modelli di business. Slogan a parte, è chiaro ormai come le BigTech cavalchino il mantra di un’AI che non si limita più a solo strumento di efficienza ma diventa un fattore critico di sviluppo e di crescita.
Cresce, con riserva, l’adozione nelle aziende italiane
L’evento milanese ha fornito l’occasione di fare il punto sullo stato di adozione in Italia grazie ai dati della ricerca “AI Skills 4 Agents Observatory 2026”, realizzata da Teha Group in collaborazione con la stessa Microsoft e Avanade e ricca di indicatori sicuramente interessanti. Il primo riguarda l’incremento annuale del PIL italiano che l’AI potrebbe generare entro il 2040, quantificato in circa 336 miliardi di euro di valore aggiunto trasversale a tutti i settori, con il manifatturiero in prima linea grazie a un potenziale aumento di oltre 60 miliardi. Il secondo certifica invece la “popolarità” dell’intelligenza artificiale nelle grandi aziende: quasi il 90% utilizza strumenti basati su algoritmi e modelli LLM (percentuale in crescita rispetto al 2024) anche se la loro applicazione rimane concentrata soprattutto sull’efficienza operativa (un’impresa su tre dichiara incrementi di produttività superiori al 5%).
Più complesso il quadro per l’AI agentica, che procede con maggiore cautela, sebbene il 95% delle grandi aziende la veda come driver di efficienza e produttività: “solo” il 27% delle imprese la collega però a un vantaggio competitivo di business mentre il 55% la considera un salto tecnologico significativo che richiede preparazione e cambiamenti organizzativi. I principali ostacoli alla sua diffusione sono la mancanza di cultura digitale e di capacità di change management (lo dice il 72% delle imprese) e la carenza di skill interne, voce citata dal 68% del campione oggetto di indagine. Molto esplicita, per superare questi ostacoli, la ricetta che ha indicato Vincenzo Esposito, amministratore delegato di Microsoft Italia: “è fondamentale passare dalla sperimentazione all’adozione su larga scala, occorre un cambio di mindset che porti a ritenere questa tecnologia una leva strategica”. Vanno in questa direzione le iniziative che rimandano ai proframmi AI L.A.B. e AI Skills Alliance: il primo ha coinvolto finora oltre 500 aziende e 38 partner nello sviluppo di più di 700 progetti, mentre il secondo riunisce 36 organizzazioni e 12 partner tecnici per proporre percorsi di formazione sull’AI dedicati a diverse funzioni aziendali.
Le novità di prodotto: entra in gioco anche Anthropic
Uno dei momenti centrali dell’evento milanese è stato dedicato agli aggiornamenti in chiave agentica di Microsoft 365 Copilot, la piattaforma di assistenza intelligente integrata negli strumenti di produttività. A presentarle è stato Judson Althoff, per la prima volta in Italia nel ruolo di Ceo di Microsoft Commercial Business e subito pronto a snocciolare i numeri che certificano la bontà della direzione intrapresa dalla compagnia: le licenze Copilot a livello globale sono infatti aumentate di oltre il 160% su base annua, mentre l’utilizzo attivo giornaliero è cresciuto di dieci volte rispetto all’anno precedente. Anche i progetti di implementazione su larga scala (oltre 35.000 le postazioni attive) sono triplicati anno su anno e oggi il 90% delle aziende della lista Fortune 500, ha ribadito ancora il manager, utilizza Copilot.
Quanto alle novità di prodotto vere e proprie, la cosiddetta “Wave 3” segna una nuova tappa nell’evoluzione dell’assistente AI, che ora sfrutta le potenzialità della componente WorkIQ per integrare avanzate capacità agentiche dentro le applicazioni, da Word ad Excel per arrivare a PowerPoint e Outlook. Il vantaggio per gli utenti? Poter automatizzare anche i flussi di lavoro più complessi, trasformando Copilot da strumento di supporto alla scrittura (o alla ricerca) in un vero coordinatore di attività. Con la nuova onda di Microsoft 365 Copilot si amplia anche l’esperienza di Copilot Chat, che consente d’ora in poi di creare agenti personalizzati e, soprattutto, di integrare diversi modelli di Gen AI: con il programma Frontier, infatti, sarà possibile utilizzare nello strumento non solo le tecnologie più recenti di OpenAI ma anche Claude di Anthropic.













