Metalmeccanico, impianti ed elettronica con il 41%, ma anche commercio e servizi con il 18%, seguiti da chimica, farmaceutica e petrolio con il 9%. Sono questi i settori dove si concentrano le ricollocazioni di lavoratori che hanno tempi sempre più brevi e offrono migliori opportunità di lavoro. Il tempo medio della ricollocazione scende a 4,1 mesi, secondo il Report 2025 di Uomo e Impresa, società di Outplacement del Gruppo Umana, in calo del 10% rispetto al 2024. L’accelerazione del reinserimento riguarda soprattutto i ruoli dirigenziali con il tempo medio per ritrovare un impiego che, rispetto al 2024, si accorcia di un mese, scendendo a 4,3 mesi nel 2025 rispetto ai 5,3 mesi del 2024. «Il mercato del lavoro sta diventando sempre più reattivo ed efficiente nei processi di ricollocazione: i tempi per ritrovare un impiego si accorciano e cresce la stabilità delle nuove opportunità», interpreta Roberta Bullo, direttore generale di Uomo e Impresa. «I dati del nostro report evidenziano una riduzione significativa dei tempi medi, con un’accelerazione particolarmente evidente per i ruoli dirigenziali. Allo stesso tempo, aumenta la quota di contratti a tempo indeterminato, segno di una rinnovata fiducia da parte delle aziende e di una maggiore qualità del reinserimento professionale», aggiunge Bullo.

La stabilità del posto

I tempi si accorciano ma non a discapito della qualità e della stabilità delle nuove occupazioni. Oltre la metà delle persone ricollocate, il 55%, con la ricollocazione ha infatti avuto un contratto a tempo indeterminato, in netto aumento rispetto al 38% del 2023 e al 52% del 2024. Inoltre, il 76% delle persone assistite ha raggiunto una posizione lavorativa di valore analogo o superiore rispetto a quella che aveva.

I ruoli più rappresentati

Tra i più rappresentati di chi entra dentro un percorso di transizione ci sono dirigenti e impiegati: in ciascuno di questi inquadramenti si concentra il 30% dei candidati accompagnati da Uomo e Impresa. Risultano però in crescita anche le altre categorie: gli operai passano dal 5% del 2024 al 14% del 2025, mentre i quadri salgono dal 24% al 26%. Un’evoluzione che segnala come i percorsi di transizione e sviluppo professionale stiano coinvolgendo in modo sempre più trasversale tutti i ruoli lavorativi.

Le età

Gli over 50 continuano a rappresentare la quota principale dei candidati, pari al 60% nel 2025, in lieve calo rispetto al 63% del 2024. Cresce invece la fascia tra i 40 e i 50 anni, che raggiunge il 29% (erano il 25% nel 2024), mentre gli under 40 sono l’11%, in leggero calo rispetto al 12% dell’anno precedente, anche per effetto delle politiche di retention delle aziende per trattenere i profili più giovani con competenze aggiornate.

Condividere.