Storie Web venerdì, Giugno 12

La giornata parlamentare della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo di Bruxelles, ha trasformato le aule parlamentari in un ring politico. Un dibattito iniziato la mattina con il deposito delle comunicazioni ufficiali del governo, il passaggio alla Camera, e culminato nel pomeriggio con un’accesa replica della premier, che ha blindato la linea della maggioranza respingendo gli affondi delle opposizioni.

La mattina a Montecitorio

Il clima a Montecitorio si è infiammato durante l’intervento del deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, che ha lanciato una sfida aperta alle minoranze blindando la longevità dell’esecutivo: “Cerchiatevi questa data, 4 settembre 2026. In questo giorno accadranno due cose: l’Italia avrà il governo più lungo della storia della Repubblica e sarà il governo di Giorgia Meloni. E l’Italia avrà l’opposizione più lunga della storia della Repubblica e siete voi”.

Tuttavia, la compattezza della maggioranza è stata colpita anche dal fronte interno. Dopo che Meloni aveva accusato i deputati di Futuro Nazionale (la frangia dei “vannacciani”) di fare un favore alla sinistra votando contro l’esecutivo, è arrivata la durissima replica di Laura Ravetto. L’ex deputata leghista, oggi nelle file di Futuro Nazionale, ha risposto frontalmente alla premier: “È chi tradisce la fiducia degli elettori e tradisce il programma di centro-destra con cui è stato votato che fa un favore alla sinistra”.

Sul fronte della politica estera e della sicurezza, i partiti di governo hanno rivendicato con forza le scelte compiute, a partire dai tavoli negoziali per la pace in Ucraina fino agli interventi contro la crisi energetica. Da Forza Italia è stato inoltre sottolineato il cambio di passo impresso a Bruxelles dall’esecutivo, specialmente sul dossier dell’integrazione europea dei Balcani occidentali: “Basta decisioni ratificate da altri, in Europa con questo governo abbiamo rotto una consuetudine avvilente”.

L’apertura della giornata: le comunicazioni ufficiali

I lavori a Palazzo Madama si sono aperti con la consegna ufficiale del testo delle comunicazioni da parte della presidente Meloni, che ha ricalcato la linea già espressa in mattinata alla Camera dei Deputati. Le dichiarazioni dell’esecutivo hanno fissato i paletti della posizione italiana a Bruxelles: centralità della difesa dei confini esterni, gestione dei flussi migratori attraverso partnership strategiche con i Paesi d’origine e una forte richiesta di flessibilità e pragmatismo sulle politiche industriali e sulla transizione energetica. Un focus importante è stato dedicato alla sovranità energetica, per confermare l’hub italiano e la via della diversificazione intrapresa rispetto alle storiche dipendenze dall’estero.

Elly Schlein, Camera dei Deputati (ansa)

Il futuro dell’UE e lo scontro sulle regole

Il cuore del dibattito pomeridiano ha riguardato l’assetto istituzionale di Bruxelles. Meloni ha espresso una netta visione confederale, opponendosi a un’integrazione iper-centralizzata:

“Io penso che il futuro dell’Europa non sia un’Europa federale. Penso che dove l’Europa possa offrire un valore aggiunto alla difesa dei singoli interessi nazionali non sia in un’Europa iper-invasiva e che si occupa di tutto.”

La difesa della sovranità nazionale ha innescato il primo duro scontro con il centrosinistra e il terzo polo. Replicando a Carlo Calenda (Azione), che aveva prospettato il rischio che le grandi potenze finiscano per accordarsi sopra la testa degli altri Paesi, Meloni ha fermamente rifiutato l’ipotesi di superare il diritto di veto: “Il superamento dell’unanimità non è una panacea”, ha scandito, accusando la burocrazia europea di decidere agende parallele in uffici che “non devono rendere conto a nessuno”.

Carlo Calenda in Senato

Carlo Calenda in Senato (ansa)

Difesa tecnologica e la partita del gas

Sul fronte geopolitico, la premier ha annunciato che porterà al prossimo vertice Nato una posizione chiara: la spesa militare non deve essere calcolata solo in base alla quantità, ma alla qualità tecnologica e strategica. “Oggi è più letale un satellite ben posizionato rispetto a un carro armato”, ha spiegato, aggiungendo che l’incremento dello 0,7% delle risorse italiane si concentrerà su cybersicurezza, forze dell’ordine e protezione del territorio.

Sul tema dell’energia ha poi respinto le critiche sulla rinuncia alle risorse russe, citando l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi: “Il gas russo non costa meno. Sostenere che stiamo facendo perdere risorse agli italiani è falso”.

Matteo Renzi

Matteo Renzi (rainews)

I duelli più accesi: il “teatrino” con Renzi e l’attacco al Pd

I momenti di massima tensione politica si sono registrati nei faccia a faccia diretti con i leader delle opposizioni:

Matteo Renzi (Italia Viva) ha attaccato la premier definendola “Lady Tax” e sfidando l’aula a verificare i vecchi filmati elettorali sulle promesse di un tetto costituzionale al 40% della pressione fiscale: “Lo diceva Meloni: bodiboom! Ora ha cambiato idea. Game, set, match”. La premier ha liquidato l’uscita come un “teatrino”, difendendo le riforme sull’Irpef e l’aumento della flat tax: “La pressione fiscale aumenta se c’è più gente che paga le tasse perché anziché prendere il Reddito di cittadinanza va a lavorare”.

Nelle battute finali delle repliche, Meloni ha riservato l’attacco più duro al principale partito d’opposizione, contestando la legittimità storica delle passate formule di governo del centrosinistra: “Il Pd è stato al governo per 5 mila giorni e ha vinto le elezioni una volta sola. Il problema è se quando stai al governo hai il mandato popolare per starci”.

Dall’arco delle opposizioni è arrivata l’accusa unanime di aver trasformato un dibattito sui grandi dossier europei — come il Patto di Stabilità e la transizione green — in un terreno di scontro ideologico e propaganda interna. 

La maggioranza ha invece fatto quadrato intorno a Palazzo Chigi, accogliendo le conclusioni della premier al grido di “Giorgia, Giorgia”.

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