Storie Web venerdì, Ottobre 30

Italia prima in classifica nelle esportazioni mondiali di mele. Come anticipato nelle stime di inizio stagione, la campagna commerciale 2025/26, la vede al primo posto della classifica degli output globali.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Italia davanti a Usa e Cina nell’export

Secondo le elaborazioni Ismea su dati Itc, il nostro Paese, con una quota pari al 17% del valore globale delle esportazioni, precede gli Stati Uniti (14%) e la Cina (13%), confermando il peso strategico del comparto nel panorama ortofrutticolo internazionale.

Nella campagna 2025/26, le mele italiane sono riuscite a raggiungere 86 paesi esteri, superando brillantemente le criticità logistiche che hanno rallentato e ostacolato gli scambi mondiali.

Il valore dell’export tocca 1,2 miliardi di euro

I dati evidenziano spedizioni complessive per circa 1.060 milioni di chili, capaci di generare un valore di 1,2 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto alla campagna precedente. Il prezzo medio all’export ha registrato un incremento del 3%, trainato anche dal continuo rinnovamento varietale. Accanto alle cultivar tradizionali come Golden Delicious, Gala, Stark, Granny Smith, Cripps Pink e Fuji, si stanno infatti consolidando sul mercato nuove varietà di recente introduzione, capaci di intercettare i gusti in evoluzione dei consumatori globali.

L’exploit in Medio Oriente

Sotto il profilo geografico, la stagione è stata caratterizzata da una decisa accelerazione delle spedizioni verso i Paesi extra-Ue, cresciute del 24% rispetto all’annata precedente. A guidare questo exploit sono le ottime performance registrate in Medio Oriente (con in testa Arabia Saudita, Egitto e Israele), Brasile e India, tutte destinazioni posizionate nella top 10 dei nostri mercati di sbocco. Tra i partner Europei, si registra una performance molto positiva delle esportazioni verso la Spagna, secondo mercato di destinazione per le mele italiane, con un +10%, a fronte di un ridimensionamento dei flussi verso la Germania, che si conferma comunque il primo mercato di riferimento in assoluto per il prodotto italiano.

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