Storie Web lunedì, Agosto 24

Lega che torna in pressing sulle uscite anticipate, Forza Italia che immagina una detassazione totale delle tredicesime, Fratelli d’Italia che apre e l’ipotesi, sul tavolo del governo – con vista elezioni – di iniziare con un intervento una tantum per poi valutare se renderlo strutturale in un secondo momento. Tutti d’accordo sull’allargamento della platea del taglio dell’Irpef a quel ceto medio un po’ più trascurato nei primi quattro anni di legislatura. Riparte da tasse e pensioni, come quasi ogni anno, il cantiere della manovra, coi partiti che approfittano anche del palcoscenico del Meeting di Cl per fare valere le loro istanze.

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Flessibilità in uscita

È proprio da Rimini che il partito di via Bellerio rilancia il dossier della flessibilità in uscita, messo in cantina nell’ultimo anno. «Inaccettabile dover lavorare fino a 67 anni» mentre si parla «di implementazione dell’intelligenza artificiale nelle imprese», la premessa del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, che è anche uno dei vice di Matteo Salvini. In più da gennaio scatterebbe pure l’aumento di un mese dell’età pensionabile. Ecco allora che «come Lega stiamo studiando la possibilità di inserire nella manovra una flessibilità in uscita che consenta, nella piena libertà di scelta dei lavoratori, di andare in pensione a 64 anni». Progetto ambizioso – i cui dettagli verranno svelati forse già alla due giorni “pre-Pontida” alle Officine Farneto di Roma, l’8 e 9 settembre – che deve fare i conti non solo con le risorse a disposizione ma pure con la sostenibilità complessiva del sistema previdenziale.

Una nuova possibilità di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro avrebbe un suo impatto ma il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, si limita, interpellato in proposito in Fiera a Rimini, a dire che l’istituto applicherà «a regola d’arte come sempre» le eventuali indicazioni «del Legislatore». Il presidente dell’Inps rilancia invece la sua proposta di un «salvadanaio previdenziale» per i nuovi nati, un «terzo pilastro» che aiuti i giovani a non ritrovarsi, a fine corsa, con pensioni irrisorie. L’idea trova il favore della ministra del Lavoro, Elvira Calderone, ma per passare dalle parole ai fatti servirà «lavorare step by step», sedendosi a un tavolo, tecnici e governo, per valutare la fattibilità della misura.

Tredicesime

Nel frattempo trova sempre più consenso l’idea di fare arrivare ai lavoratori tredicesime più robuste, magari già per questo Natale. L’ipotesi minima, ha spiegato il responsabile economico di FdI, Marco Osnato, potrebbe costare mezzo miliardo (un taglio al 15% delle tasse per chi ha redditi fino a 15mila euro), ma si sta cercando di ampliare la platea e rafforzare lo sconto. Magari avviandolo «in via sperimentale per valutarne i risultati» prima di rendere eventualmente stabile la misura, spiega chi sta lavorando al dossier. Difficile che si possa arrivare alla proposta di FI di una «detassazione fino al 100%». Il partito guidato da Antonio Tajani, peraltro, nei suoi desiderata ha già indicato anche l’abolizione del bollo auto e pure un «cashback immediato sulle spese sanitarie».

Taglio Irpef

Più facile che si arrivi invece al taglio dell’Irpef per i redditi fino a 60mila euro. Oggi la riduzione dell’aliquota al 33% si applica fino a chi tocca la soglia dei 50mila euro. Ampliare la platea, faceva i conti sempre Osnato, costerebbe circa 3 miliardi. Ci sarebbe poi da rafforzare la dote per la sanità. Lo chiede il ministro Orazio Schillaci e pure i governatori, a partire da quello del Lazio, Francesco Rocca, di fede meloniana. Perché va bene investire in «tecnologie e Case della comunità». Ma poi servono «medici, infermieri e personale sanitario» per farle funzionare.

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