Storie Web venerdì, Novembre 6

Nel testo della manovra di bilancio 2027, passato alle Camere con molte criticità per il Servizio sanitario nazionale, per la sanità pubblica non sono state accolte a oggi né le richieste dei Presidenti delle Regioni – un incremento delle risorse per circa 7-8 mld – e nemmeno quella di 5,5 miliardi di euro aggiuntivi formulata all’inizio dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Il maggior stanziamento in valore assoluto rispetto al 2026 (2,4 mld) non copre neanche l’inflazione (ora al 5,4%) e tanto meno i costi di cura connessi alla cresciuta età media della popolazione.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nessun alleggerimento dell’Irap

Da molti anni viene invocata una riduzione a carico degli Enti del Ssn dell’Irap, che incide sul settore per circa 3,5-4 mld. Si tratta di una imposta, che per tutti gli enti pubblici costituisce una assurda partita di giro, peraltro con costi enormi per la sua gestione, che grava per l’8,5% sulle retribuzioni dei dipendenti, mai ridotta dal 1997, anno della sua introduzione. Talvolta ci sono stati interventi sull’aliquota, o per aumentare il carico a carico di certi settori (come ora quello bancario), o per diminuirne il peso per altri, ma mai è stato alleggerito il carico sul Servizio sanitario nazionale.

La Costituzione sempre più ignorata

L’art. 53 della Costituzione recita : “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Ebbene, la progressività è presente unicamente, sia pure per scaglioni, con una aliquota massima del 43% per i redditi oltre 55.000 € (nel testo ora approvato) per quelli da lavoro dipendente e da pensione e in pochi altri casi per quelli di altra natura. La maggioranza dei redditi, non solo quelli di lavoro autonomo, ma soprattutto quelli di natura finanziaria o fondiaria, sono tassati con aliquote fisse (flat-tax o cedolari secche) che vanno dall’1% al 27%. In pratica la Costituzione non solo è ignorata dal Legislatore, ma addirittura ispira regole del tutto contrarie.
Il nostro sistema tributario toglie il sonno ai docenti di Scienza delle Finanze, che hanno difficoltà a far capire agli studenti i principi cardine di una scienza che fino a qualche anno fa aveva ispirato ogni legge. Ora gli interventi estemporanei e fantasiosi di ogni manovra di bilancio modificano la vecchia disciplina, senza equità per i cittadini e senza un filo conduttore; anche la comparazione con i sistemi di altri Paesi è diventata impossibile.

Le distorsioni dei trattamenti agevolati

I trattamenti agevolati con aliquote fisse non consentono alcuna detrazione dai redditi, salvo quelli di lavoro autonomo con flat tax, per i quali la stessa è forfetizzata. Di conseguenza i beneficiari non hanno interesse a chiedere la fattura per i costi (beni e servizi) che sostengono e così evadono l’Iva. E i loro fornitori, che non emettono fattura, per mantenere un equilibrio fra costi e ricavi, sono indotti a non chiedere fatture per i loro costi. E così una evasione ne provoca altre, a cascata.

Come stabilizzare le risorse per la sanità pubblica

Recentemente, a proposito di capacità contributiva, si è cominciato, da parte delle opposizioni, a ipotizzare un’ imposta sui grandi patrimoni. In effetti i partiti più importanti manifestano contrarietà o perplessità, mentre altri ipotizzano una imposta con modalità indefinite, che dovrebbe colpire solo i patrimoni di oltre 5 milioni. Chi scrive ritiene che, essendosi create “disuguaglianze mostruose”, come ha affermato qualche giorno fa un noto Rettore universitario, un’imposta patrimoniale non può essere più un tabù. Una soluzione potrebbe essere quella di escludere dal valore del patrimonio le ricchezze finanziarie (sia perché già colpite da una sia pur piccola imposta, sia perché sono facilmente sottraibili al Fisco), limitandosi ai patrimoni fondiari, avvalendosi delle banche dati esistenti per la gestione Imu. Si potrebbe partire velocemente, con una fascia di esonero non altissimo e con aliquote crescenti per scaglioni. Parallelamente occorrerebbe accelerare la riforma del catasto, onde eliminare le storture che attualmente esistono. Il gettito potrebbe consentire la stabilizzazione delle risorse destinate al finanziamento del Ssn modulando le aliquote in funzione delle esigenze.

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