Tregua permanente e via libera delle camere: restano i paletti fissati da Meloni a Parigi per partecipare con navi dragamine italiane alla missione Hormuz. L’egida dell’ONU è data per scontata dal vicepremier Tajani, ma il fatto che Meloni non l’abbia citato espressamente alimenta le polemiche: la Lega è fredda, Salvini spinge piuttosto per tornare a comprare il gas di Putin, mentre Forza Italia sostiene la premier. L’operazione però non sarebbe esente da rischi, per questo si insiste sull’egida dell’ONU.
“Giuridicamente si potrebbe soprassedere, ma io credo che sia necessario che ci sia. Ci vuole una adeguata garanzia, quindi un cessate il fuoco che sia sufficientemente solido e comunque una protezione da eventuali minacce o eventuali atti ostili” dice Vincenzo Camporini, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa.
Ma sull’intera missione le opposizioni mostrano scetticismo: “Meloni è tornata da Parigi senza una linea definita”, osserva Schlein, “Serve un chiaro mandato multilaterale”. “L’egida dell’ONU”, sottolineano i 5 Stelle, “è necessaria per garantire una netta separazione dalle iniziative unilaterali di Trump”. Altrimenti il dubbio, condiviso anche con AVS, che la missione a Hormuz diventerebbe nei fatti un sostegno alla guerra di Trump e Netanyahu. Opposizioni che chiedono inoltre a Meloni di sostenere l’appello del premier spagnolo Sanchez: l’Europa rompa l’accordo di associazione con Israele in nome del rispetto del diritto internazionale.
