Dopo la scoperta dei 18 lupi uccisi in diverse aree del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, partono le indagini per individuare i responsabili e la mobilitazione per salvare gli altri esemplari. In campo associazioni ambientaliste e animaliste e istituzioni.
18 lupi, 3 volpi e 1 poiana uccisi
Tutto è iniziato con le ultime denunce che parlano di 18 lupi, tre volpi e una poiana trovati morti nei territori dei comuni di Pescasseroli, Alfedena, Bisegna e Barrea, all’interno o nelle aree limitrofe del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Numeri preoccupanti che, come sottolineano gli esperti ambientali, rischiano di compromettere la biodiversità. «Il Wwf si augura che l’indagine della Procura di Sulmona – scrive l’organizzazione ambientalista in una nota – porti rapidamente all’individuazione dei responsabili e che le comunità locali collaborino».
A rischio non solo i lupi
I rappresentanti del Wwf evidenziano un altro pericolo: «A morire per il veleno non sono solo i lupi, ma molti altri animali, selvatici e domestici – rimarca l’associazione -. Questi episodi mettono a rischio anche la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano, simbolo di quelle terre e presente ormai con una popolazione ridotta a poche decine di individui proprio nelle aree cosparse di veleno».
L’Ispra in campo
Per la presidente dell’Ispra Maria Alessandra Gallone non si possono «consentire scorciatoie illegali che mettono a rischio non solo una specie protetta, ma l’equilibrio stesso dei nostri ecosistemi e la sicurezza dei territori».
L’appello di Legambiente al Governo
A guardare con preoccupazione quanto avvenuto è anche Legambiente che parla di «fatto gravissimo e un attacco senza precedenti alla fauna selvatica protetta» e invita il Governo a mobilitarsi per sostenere questa specie protetta anche supportando il Parco Nazionale. Da qui la richiesta al Governo e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di convocare con urgenza, a Pescasseroli,« un tavolo nazionale coinvolgendo il Parco, le autorità preposte all’indagine, i comuni ricadenti nell’area protetta e le tante associazioni e realtà che da anni operano sul territorio e per la tutela della natura».
