Sembra non scomporsi mai, Pietro Beccari, di passaggio a Milano per presentare la nuova iniziativa di Louis Vuitton. Analitico e razionale, ma con quel tocco di leggerezza, nel modo di porsi, parlare e forse persino di vivere, che Beccari deve quasi certamente alle sue origini emiliane. Dalla lunga permanenza in Francia e dal viaggiare costantemente tra continenti e culture ha invece assorbito una flessibilità di pensiero che gli permette di muoversi senza timore, di perdersi tra passato e futuro, tra la storia della maison francese forse più famosa al mondo e il futuro della stessa Louis Vuitton, ma anche del gruppo Lvmh e dell’intero comparto dell’alta gamma. L’annuncio fatto ieri a Milano è un esempio perfetto di questo “sano equilibrismo”: dall’1 al 4 settembre torna la Louis Vuitton Dolomites Classic Run, gara-evento dedicata alle auto d’epoca.

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Avete già tantissimi progetti in corso, dalla Coppa America alla Formula 1, dai nuovi negozi e spazi dedicati alla ristorazione alle numerose novità di prodotto. C’era proprio bisogno di aggiungere le auto d’epoca?
«Sì, c’era bisogno (Beccari sembra serissimo, ma poi sorride). La prima cosa da precisare è che l’annuncio arriva oggi ma sono tanti mesi che ci lavoriamo. Aggiungo però che non si tratta di un progetto completamente nuovo, come è quello dedicato alla Formula 1, bensì di un ritorno. Anzi: è un ritorno alla storia del legame tra Louis Vuitton e i concorsi dedicati alle auto d’epoca e, forse ancora più importante, è un modo per ricordare, ravvivare, riprendere il savoir faire che la maison aveva sviluppato proprio per le auto d’epoca, aggiungendo tocchi di stile a vetture che di stile ne avevano già molto di loro. In un certo senso, in Vuitton non dobbiamo inventare niente da zero: la storia della maison è una fonte inesauribile di ispirazione. Il primo baule per auto fu creato da Georges Vuitton, figlio di Louis, nel 1897, per sostituire i voluminosi bauli dell’epoca con un design piatto. Nel 1905 arrivarono i sacs chauffeurs, che avevano una forma perfettamente rotonda per adattarsi direttamente al vano della ruota di scorta di un’auto».

Il blason della Louis Vuitton Dolomites Classic Run

Sarà una gara o, per così dire, una sfilata?
«Entrambe le cose. Nei quattro giorni della Classic Run le auto, appartenenti ai più importanti collezionisti del mondo, due dei quali italiani, si sfideranno in una gara di regolarità. Ma il percorso, 600 chilometri circa in tutto, è stato pensato per dare l’opportunità a più persone possibile di vedere le auto, in movimento o da vicino. Idealmente la partenza è a Venezia, ma la gara vera e propria inizierà il secondo giorno, da una delle tenute più incantevoli del Veneto, Villa Pisani, a Stra, lungo la Riviera del Brenta, per poi proseguire attraverso le Dolomiti. La destinazione finale è Monza, dove il 4 settembre le auto sfileranno nell’Autodromo Nazionale durante l’apertura del Gran Premio d’Italia di Formula 1. L’autodromo si trova all’interno del Parco di Monza, con la sua Villa Reale, che fino al 6 settembre ospiterà una mostra aperta al pubblico delle auto che hanno partecipato alla Classic Run. La cerimonia di premiazione invece sarà al Castello Sforzesco di Milano».

Un’immagine dell’edizione 1995

I collezionisti come hanno accolto l’invito a partecipare?
«Molto bene e sicuramente questa sarà solo la prima edizione della “nuova” Classic Run. È un mondo affascinante, quello degli appassionati e proprietari di auto d’epoca: ne hanno una cura maniacale e ne conoscono ogni dettaglio. Le vedono, certo, come mezzo per spostarsi, ma lasciarle “addormentate” in un garage, fosse anche il più lussuoso del mondo, è fuori discussione. Allo stesso tempo credo che possedere e avere cura di un’auto d’epoca permetta di sentirsi parte della storia della creatività e artigianalità umana. Le auto d’epoca sono capolavori estetici, le loro silhouette hanno superato l’esame del tempo. Ma sono anche tra i più straordinari manufatti ideati da noi esseri umani, funzionali e bellissime allo stesso tempo. Anche in questo c’è un’affinità con il mondo Vuitton».

Un trunk da viaggio del 1909

Non è un momento facile per la moda e l’alta gamma. Si sente di fare delle previsioni?
«Sono entrato in Lvmh nel 2006 e ho fatto esperienze in diversi ruoli e maison del gruppo, prima di diventare ceo e presidente di Louis Vuitton, nel 2023. Ho visto molte crisi, economiche e sociali, dal crac di Lehman Brothers, nel 2008, al Covid: questo momento storico è particolarmente difficile perché i fattori di incertezza sono tanti e ogni giorno sembra esserci una novità, quasi sempre negativa. Ma questa crisi finirà e ci sarà un rimbalzo dei consumi e, credo, della fiducia delle persone. Non possiamo far finire le guerre né mettere ordine nel caos geopolitico del mondo. Possiamo però, come Louis Vuitton, continuare a farci venire idee, a stimolare la creatività di chi lavora nella maison e il desiderio di chi ci guarda da fuori».

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