Si chiamano AI detector, o rilevatori AI, e dovrebbero – il condizionale è d’obbligo – riconoscere se un testo è umano o è scritto da un’intelligenza artificiale. Le analisi di questi strumenti mostrano il proliferare dei cosiddetti contenuti sintetici: oggi quasi una pagina web su dieci mostra un intervento AI e nel mercato librario addirittura il 20% degli ultimi testi autopubblicati sono segnalati come parzialmente artificiali.
L’ultima vittima è il romanzo C’était ça ou mourir (“Era questo o morire”) di Thélyson Orélien. Lo scrittore è stato accusato da un tweet anonimo di “Balance ton Claude” (letteralmente “denuncia il tuo Claude”), rivendicato poi dal saggista Samuel Fitouss. «Abbiamo testato diversi passaggi, in vari punti del manoscritto, ottenendo quasi sempre lo stesso risultato: 100% AI», si legge nel post.
Il dibattito sul libro ha raggiunto i giornali francesi e internazionali, sfociando anche in segnalazioni di presunti plagi e in contro-accuse che vedevano un disegno politico dietro la polemica: Orélien ha infatti origini haitiane, è nero e il suo romanzo tratta il tema autobiografico della migrazione.
Le segnalazioni sono arrivate alla commissione del prestigioso premio letterario francese Goncourt, che ha escluso il romanzo dalla selezione. La volontà era di «tutelare l’integrità del premio» e continuare a «promuovere e onorare la letteratura scritta da donne e uomini».
L’autore ha però negato le accuse («Ho sempre amato creare e scrivere, non vedo perché avrei dovuto usare una macchina»), ed è stato difeso anche dal suo editore francese. Orélien ha spiegato al quotidiano Libération che «immagini, ripetizioni e ritmi sono una parola viva» e che sarebbero, indiscutibilmente, suoi.









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