Storie Web mercoledì, Luglio 22

L’insidia dietro un tuffo. Perché con la stagione estiva si ripropone il tema della sicurezza in acqua. Che sia mare, lago, fiume o piscina, nom fa differenza. La parola d’ordine è attenzione e sicurezza. Anche perché le cronache degli ultimi giorni raccontano diversi casi da non sottovalutare. Dalla bimba trascinata dall’acqua nel lago, all’uomo di 44 anni annegato dopo un tuffo nel ravennate, senza dimenticare la piccola annegata in piscina. Casi drammatici che si ripetono di zona in zona, con una frequenza costante.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

600 annegamenti nel biennio 24-25

Nel periodo che va dal 2024 al 2025 l’Iss, istituto superiore di sanità ha censito oltre 600 annegamenti. Tragedie che, in prevalenza, hanno colpito maschi e quasi equamente divise tra mare, soprattutto nelle spiagge libere, e acque interne. Il dato emerge viene dalla relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione.

Un fenomeno maschile

«Il fenomeno è nettamente maschile: nei casi per i quali è specificato il genere i maschi sono la maggioranza con 482 casi, pari all’80,7% – sottolinea l’osservatorio -. Circa il 30% degli annegamenti riguarda persone con oltre 65 anni, circa 23% bambini e giovani fino a 24 anni mentre per il 3% di casi non è stato possibile risalire all’età dei soggetti annegati. La maggior parte degli annegamenti avviene in mare (281) e nelle acque interne (277), che insieme rappresentano il 93% dei casi. Un numero inferiore (37 annegamenti) ma importante se si considera che coinvolge principalmente i bambini e gli adolescenti avviene nelle piscine».

Il malore in acqua causa principale

Nel complesso, la causa principale (44,9%) è rappresentata dal “malore in acqua” cui seguono le “cadute in acqua”, e le “condizioni meteo avverse” con mare mosso e un ritorno a riva appesantito da forti correnti. La statistica realizzata dall’osservatorio assegna la maglia nera alla Lombardia (90 casi; 14,9%), la Regione Veneto (73; 12,1%), la Regione Toscana (52; 8,6%), la Regione Lazio (51; 8,4%), le Regioni Puglia, Sardegna e Sicilia (41; 6,8%) e la Regione Emilia-Romagna (37; 6,1%).

I consigli

Eppure, a sentire gli esperti, con alcune regole semplici, il numero di queste tragedie, «tendenzialmente stabili negli ultimi 20 anni» potrebbe diminuire.

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