Il Fisco tutor per le imprese continua lentamente ma inesorabilmente a guadagnare terreno. La dinamica numerica segna come dalle 111 adesioni del 2023 si sia passati alle 142 del 2024 fino ad arrivare alle 221 del 2025. Una crescita che è ulteriormente proseguita nel 2026 arrivando a quota 224. Ma la prospettiva è quella di superare quota 280, grazie alle 60 società che hanno fatto richiesta per entrare e sono in lista di attesa. La scommessa è quella di estendere il numero di contribuenti che si dotano del Tax control framework (Tcf), ossia di un sistema di controllo e gestione del rischio fiscale, e che si pongono quindi in rapporto di piena trasparenza con l’amministrazione finanziaria.
Capitalizzazione oltre mille miliardi
In realtà, il semplice dato delle adesioni attuali e potenziali non fotografa a pieno il valore del regime che tecnicamente si chiama cooperative compliance o adempimento collaborativo. Per avere un ordine di grandezza bisogna far riferimento a quanto dichiarato pochi giorni fa dal direttore delle Entrate Vincenzo Carbone nel corso di un convegno organizzato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili. In pratica, le (grandi) società che già sono attualmente sotto tutoraggio hanno un valore di capitalizzazione superiore a mille miliardi di euro. Un dato a cui si arriva partendo dal valore della capitalizzazione delle società quotate in Borsa a Milano che è pari a circa 1.500 miliardi. Il 75% di questo importo, ossia più di 1.000 miliardi, è riferibile a gruppi societari in adempimento collaborativo.
La riduzione della soglia e la platea fino a 11mila imprese
la principale porta d’ingresso al regime è rappresentata dalla soglia di 500 milioni di euro di volume d’affari o fatturato (in presenza dei requisiti si può entrare anche da altre porte “laterali” come, ad esempio, l’interpello nuovi investimenti) . Ma dal 2028 la soglia scenderà più in basso a 100 milioni di euro, come previsto dal cronoprogramma delineato dall’attuazione della riforma fiscale. Un ampliamento che potrebbe arrivare ad abbracciare altre 11mila imprese.
L’ingresso delle Pmi
La vera sfida è rappresentata dall’ingresso su opzione da parte delle Pmi, che sono sotto la soglia dimensionale. L’amministrazione finanziaria punta molto su questa opportunità. Lo dimostra l’investimento in conoscenza del regime fatto in modo capillare, ma anche in termini di risorse umane con il notevole potenziamento del personale dedicato specificamente alla cooperative compliance. Naturalmente va considerato che la cooperative compliance richiede sia un forte investimento iniziale per dotarsi del Tcf sia una continua e costante capacità di monitoraggio interno di tutte le funzioni aziendali per fare in modo che la piena trasparenza verso il Fisco possa poi proseguire nel tempo.
