Resilienza sulle destinazioni finali
Il sistema cinese ha dato prova in questi mesi di un’eccezionale resilienza creando una sorta di adattamento progressivo a nuove piazze di approdo o nuove fasce di prodotto richieste dai mercati internazionali.
La situazione è cambiata nelle ultime settimane, la svolta è evidente anche tra i partner commerciali, visto che le spedizioni in uscita sono cresciute verso il Giappone (10,9%), gli Stati Uniti (35,4%), l’Australia (23,6%), la Corea del Sud (42,1%), Taiwan (32,2%), l’Unione europea (7,6%) e i Paesi ASEAN (24,3%).
A dare la svolta sul mercato americano sicuramente un ruolo l’ha avuto la visita del presidente Donald Trump in Cina.
La svolta diplomatica
I dati dell’amministrazione doganale cinese dopo la visita a Pechino del presidente americano di maggio impattano, in linea con l’accordo informale raggiunto nell’ottobre 2025, l’obiettivo di allentare le tensioni tra le due maggiori economie mondiali, in crisi dopo mesi di aspra guerra commerciale.
Durante il periodo considerato, non a caso, sono stati registrati aumenti nei volumi di esportazione per terre rare (2,2%), prodotti farmaceutici (7,6%), fertilizzanti (11,9%), prodotti in alluminio e alluminio non lavorati (10,4%) e circuiti integrati (8,7%), mentre i volumi per petrolio raffinato (-12,0%), scarpe e stivali (-5,7%) e acciaio (-8,1%) sono diminuiti.
