Con il superamento del traguardo dei 1.000 miliardi di euro di patrimonio in gestione, avendo generato il 90% della raccolta in fondi comuni nell’ultimo decennio, le reti di consulenza finanziaria si proiettano verso il futuro grazie a un decisivo ricambio generazionale. Nel corso della presentazione svoltasi ieri a Milano il presidente di Assoreti, Massimo Doris, e il segretario generale, Marco Tofanelli, hanno delineato lo stato del settore della consulenza finanziaria in Italia.
Il primo dato in evidenza è dunque di natura dimensionale. Spiega Doris: «Le reti hanno raggiunto i 1007 miliardi di patrimonio in gestione, segnando un incremento del 132% rispetto ai 434 miliardi del 2015. Attualmente, i consulenti finanziari gestiscono il 24,8% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. Il tasso di crescita medio annuo del patrimonio affidato alle reti si attesta all’8,4%, contro l’1,7% registrato dagli altri intermediari». Il secondo elemento rilevante riguarda il ruolo delle reti nell’indirizzare il risparmio. Negli ultimi dieci anni le reti hanno raccolto 200 miliardi per fondi aperti rispetto ai 220 totali. Questa propensione all’investimento si riflette nell’asset allocation: «A fine 2025 – spiega Tofanelli – la liquidità nei portafogli dei clienti in consulenza è ferma al 13,5%, contro il 41,4% rilevato presso gli altri intermediari. In questo modo i risparmiatori seguiti da un consulente hanno potuto contenere l’effetto dell’inflazione, che dal 2015 ha eroso il 18,4% del potere d’acquisto della liquidità non investita». Oltre agli aspetti puramente numerici, Doris ha poi sottolineato l’importanza del supporto comportamentale offerto dai consulenti, basato sull’“empatia”, poiché «la maggior parte delle persone vuole parlare con qualcuno, soprattutto nei momenti di difficoltà».
Il terzo indicatore analizzato è il ricambio generazionale della professione. I dati mostrano che nel 2025 il 57,5% dei nuovi iscritti all’albo dei consulenti finanziari aveva meno di 35 anni, una percentuale in netta salita rispetto al 25,2% del 2015. Questa variazione demografica è stata guidata da modifiche nei modelli organizzativi delle reti che per aggirare le difficoltà iniziali dei giovani professionisti nel farsi affidare capitali, li hanno inseriti nei team gruppi di lavoro in cui sono affiancati da figure senior.
L’incontro ha toccato anche i temi dell’efficienza, dei costi e dell’intelligenza artificiale. Doris ha ricordato: «Già dai primi anni 2000, con l’arrivo del trading online, si parlava della fine di questa professione, e la stessa previsione è stata ripetuta ciclicamente con la diffusione degli Etf, dei fondi passivi a basso costo e, infine, dei robo-advisor. Però le reti di consulenza hanno continuato a crescere». La stessa logica si applica oggi all’Intelligenza Artificiale, che non viene concepita come un sostituto del professionista, ma come una risorsa tecnologica per efficientare i processi interni, anche per assorbire i crescenti costi normativi. Quanto al fai da te dei risparmiatori, che l’intelligenza artificiale potrebbe consentire, Doris ricorda che le banche stanno facendo investimenti rilevanti per un’intelligenza artificiale specializzata per supportare i consulenti, non paragonabile con le possibilità dell’AI generalista.












