Storie Web domenica, Ottobre 4

In questi ultimi mesi siamo molto attenti ai prezzi esposti dai distributori di carburante, li confrontiamo tra loro e arriviamo a memorizzare le differenze con quelli esposti il giorno precedente e li associamo immediatamente alle quotazioni del petrolio, alle tasse e in particolare alle accise applicate dallo Stato sul prezzo di benzina e gasolio.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Noi italiani ci accorgiamo e lamentiamo l’entità del prelievo quando c’è visibilità, anche solo psicologica, dell’imposta pagata. Per esempio avvertiamo il peso dell’Iva quando il costo della spesa aumenta, della Tari quando arriva l’avviso del Comune, dell’Imu quando bisogna pagarla, del bollo auto quando scade, delle tasse e delle accise sull’energia quando apriamo le bollette. Al contrario percepiamo con meno immediatezza il peso della tassazione quando erode, anche in misura significativa, i nostri risparmi.

L’imposizione sugli investimenti agisce in modo subdolo e silenzioso perché viene in genere trattenuta alla fonte o calcolata dall’intermediario, si confonde con i costi di gestione e le oscillazioni dei mercati, colpisce sovente un rendimento nominale già eroso dall’inflazione e spesso produce un danno diluito nel tempo, non una spesa immediata. In pratica non c’è percezione di quanto la tassazione riduca il rendimento, di quanto l’imposta di bollo (mini patrimoniale dello 0,2%) incida negli anni e di quanto una minusvalenza non compensata integralmente alteri il risultato effettivo dell’investimento. Inoltre la platea dei contribuenti/investitori è percepita come più ristretta e abbiente.

Questa asimmetria nella pubblica percezione rende la tassazione delle rendite finanziarie un terreno politicamente più facile da far digerire alla popolazione. La misura dell’esenzione del bollo auto 2027 per i veicoli di piccola e media potenza, o anche i reiterati provvedimenti del Governo di sterilizzazione momentanea delle accise, avranno invece un ritorno elettorale, piccolo o grande che sia. Ciò che produce un costo immediato e visibile mobilita gli elettori; ciò che erode lentamente il rendimento del risparmio tende a restare invisibile e non muovere voti.

La delega fiscale del 2023 indicava una direzione abbastanza precisa per i redditi finanziari: unificare le categorie di reddito, superare le astruse asimmetrie tra redditi di capitale e redditi diversi e consentire la compensazione tra risultati positivi e negativi. Ma la riforma non è arrivata al traguardo. Alla scadenza della delega, il 29 agosto scorso, tra i pochi capitoli rimasti aperti figura proprio la tassazione dei redditi finanziari. Per un riordino più equo della fiscalità degli investimenti non resta – ancora una volta – che attendere. Perché il Fisco sui consumi entra nella quotidianità familiare e nelle conversazioni da social, mentre il Fisco sul risparmio è destinato a rimanere confinato nell’estratto conto.

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