NAIROBI – Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha incontrato a Niamey gli omologhi delle giunte militari di Burkina Faso, Mali e Niger, «trasmettendo» l’invito di Vladimir Putin alla partecipazione dei tre Paesi al vertice Africa-Russia di ottobre. «Il presidente Putin […] mi ha chiesto di comunicare ai vostri leader che sarebbe molto lieto di vedere i presidenti del Burkina Faso, del Mali e del Niger a questo vertice», ha dichiarato Lavrov, auspicando anche la partecipazione dei suoi colleghi degli Esteri.
L’invito, riferito dall’agenzia Tass, è arrivato nella seconda tappa del nuovo tour di Lavrov in un continente cruciale nelle strategie del Cremlino. La missione diplomatica è iniziata da Addis Abeba, con il faccia a faccia fra lo stesso Lavrov e il presidente dell’Unione africana Mahamoud Ali Youssouf e una serie di incontri bilaterali con aziende etiopi nei settori di estrazione e metallurgia. Ieri è stata la volta della tappa nella capitale nigerina per l’appuntamento con i ministri delle tre giunte, oggi riunite nell’Alleanza degli Stati del Sahel: un’alleanza economica e militare che dovrebbe sfociare in un contingente autonomo da oltre 6mila uomini in chiave anti-jihadista, la ragion d’essere dei golpe che si sono susseguiti fra Mali (2020, 2021), Burkina Faso (due nel 2022) e Niger (2023).
L’alleanza con Mosca e le fragilità delle giunte
Mosca è legata alle tre giunte da un intreccio di rapporti economici e sicurezza convogliati, anche, dagli accordi fra i governi militari e gli Africa Corps: il gruppo di contractors che ha ereditato le attività della ex compagnia militare Wagner, confluendo sotto il controllo diretto della Difesa di Mosca. La tappa saheliana di Lavrov formalizza la prima visita del ministro a Niamey e ribadisce la volontà russa di «consolidare i rapporti, in un momento difficile per le giunte» spiega Federica Saini Fasanotti del centro studi Ispi. I tre esecutivi sono saliti al potere con l’obiettivo di sradicare le violenze jihadiste che imperversano da anni nel Sahel, recidendo i rapporti con gli ex partner francesi e occidentali e rivolgendosi ad attori diversi come la Russia.
I risultati incassati finora pendono a sfavore del loro operato, in un un clima di instabilità culminato in sconfitte urticanti per reputazione e tenuta delle giunte. Il Sahel si è confermato nel 2025 l’epicentro della metà dei morti in attentati terroristici stimate dal centro studi Institute for economics and peace, a fronte di un crescendo di blitz d’impatto anche nelle ultime settimane. Il 25 aprile i jihadisti del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani o Jnim hanno sferrato un attacco congiunto insieme ai ribelli Tuareg in varie aree del Paese, assestando un colpo senza precedenti alle forze di sicurezza e agli alleati russi. A giugno, lo stesso Jnim ha rivendicato un attacco contro l’aeroporto di Niamey.