Storie Web giovedì, Agosto 20

Diversamente dalla percezione generale, in Italia si è registrata una riduzione netta del lavoro temporaneo rispetto alla situazione pre pandemia. I dipendenti a tempo determinato nel 2019 erano circa 3 milioni, nel 2025 sono scesi a 2 milioni e 517mila: circa 483mila in meno, una flessione del 16,1%. Quello che il dato numerico non dice, però, è se il contratto a termine è stato l’anticamera di un rapporto stabile o si è protratto negli anni, condannando il lavoratore ad una condizione di precarietà.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Un report realizzato da Adapt, su dati di fonte Eurostat, evidenzia che la diminuzione negli anni non è stata lineare: nel 2020, con la crisi pandemica, il numero degli occupati a termine era sceso a 2,61 milioni. È poi risalito fino a superare nuovamente i 3 milioni nel 2022, per ridursi nei tre anni successivi: 2,94 milioni nel 2023, 2,74 milioni nel 2024 e 2,52 milioni nel 2025 (il valore più basso dal 2016). Poi l’ultimo dato Istat dello scorso mese di giugno ha evidenziato una ripresa dei contratti a termine, saliti a 2,542 milioni, 91mila in più di maggio, un balzo mensile che non si vedeva da settembre 2021, e 33mila in più di giugno 2025. I prossimi mesi ci diranno se siamo in presenza di una ripresa “strutturale” o se il fenomeno è solo congiunturale. Restiamo comunque sotto i livelli prepandemici.

Anche l’incidenza degli occupati a tempo sul totale dei dipendenti è diminuita. Era pari al 17% nel 2019; nel 2025 si ferma al 13,6% con una riduzione di 3,4 punti percentuali. «Il dato suggerisce che la crescita recente dell’occupazione dipendente – commenta Francesco Seghezzi, presidente di Adapt – non è stata trainata principalmente dai contratti a termine. Una parte consistente dell’aumento ha riguardato rapporti di lavoro permanenti».

L’evoluzione tra i giovani e per genere

Vediamo l’evoluzione del ricorso al contratto a tempo determinato tra i giovani. Nel 2019 il 48,1% dei dipendenti tra 15 e 29 anni aveva un contratto temporaneo. Nel 2025 la quota è scesa al 36,6 per cento. Si tratta di una riduzione di 11,5 punti, anche se poi passando dai dati sullo stock di occupati a quelli sui flussi di assunzione emerge che più di un giovane dipendente su tre resta assunto con contratto a termine.

Guardando ai generi, nel 2025 le donne rappresentano poco più della metà dei dipendenti temporanei: circa 1,28 milioni, contro 1,24 milioni di uomini. La differenza tra uomini e donne resta ampia: tra le giovani donne l’incidenza del lavoro con contratto a termine è passata dal 51,1 al 41,3 per cento. Tra i giovani uomini è scesa dal 45,9 al 33,2 per cento. La temporaneità continua dunque a riguardare più frequentemente le donne: nel 2025 il divario tra giovani lavoratrici e lavoratori è superiore a 8 punti (era poco più di 5 punti nel 2019). Per l’intera fascia 15-64 anni, la quota degli occupati con contratto a tempo determinato è passata dal 16,7 al 12,2% tra gli uomini e dal 17,5 al 15,3% tra le donne. La riduzione del ricorso ai contratti temporanei è quindi stata più marcata per gli uomini.

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