Storie Web domenica, Giugno 28

I dati personali sono il nuovo petrolio. Una ricchezza senza confini, che potrebbe permetterci – ad esempio – di addestrare IA e algoritmi medici, capire e curare malattie attualmente imbattibili, e molto altro ancora. Proprio per questo Stefan Lorenz Sorgner, filosofo transumanista della John Cabot University (a Roma) lancia un appello per una riforma radicale dell’attuale gestione europea dei dati personali, una trasformazione all’insegna del loro sfruttamento trasparente e democratico, in uno scenario futuribile a somma diversa da zero che prevede solo vincitori.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Che cos’è il transumanesimo?

Quando si parla di transumanesimo in genere vengono in mente speculazioni futuristiche relative al mind-uploading – la possibilità di “caricare” la propria mente su un supporto digitale –, l’immortalità scientifica – cioè la possibilità di allungare indefinitamente l’aspettativa di vita umana – e l’avvento di una IA più intelligente di noi. Ma il transumanesimo non è solo questo, anzi: la crescente popolarità di questo pensiero deriva anche dalla sua capacità di affrontare questioni relative al nostro futuro prossimo. È proprio il caso di Sorgner, autore del recente “Euro-Transhumanism. Twisting Truth, Goodness, Beauty” (Bristol University Press).

Lo strapotere di Cina e Usa

Tutto parte dalla necessità impellente di contrastare lo strapotere nella gestione dei dati di Usa e Cina: «Per addestrare un’IA affidabile, abbiamo bisogno di raccolte strutturate ed esaurienti di dati digitali reali e personalizzati. Se le persone possono scegliere di non partecipare, il bacino di dati diventa frammentato e distorto, rendendolo inutile per ottenere informazioni cruciali». I dati digitali guidano il progresso del XXI secolo in tre aree fondamentali: la ricerca scientifica, l’elaborazione di politiche basate su dati concreti e l’ingegneria, in particolare l’IA medica. Per addestrare l’IA a individuare anche le patologie più rare, un set di dati completo è imprescindibile. È necessario dunque per Sorgner rendere obbligatoria la condivisione dei dati, come ha già fatto la Cina che impone alle aziende tecnologiche di condividere i dati con il governo. Di conseguenza, «la Cina ora pubblica più articoli sottoposti a peer-review rispetto agli Usa, e il suo slancio economico è destinato ad accelerare».

«Se l’Ue – continua Sorgner – vuole rimanere competitiva, dobbiamo abbandonare il Gdpr (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), che attualmente paralizza il nostro potenziale». Nel XXI secolo, i dati digitali personalizzati e, in particolare i dati biometrici sono la nuova moneta del benessere pubblico: «La mia proposta è un Contratto Sociale sui Dati: i cittadini forniscono i propri dati biometrici a un sistema centralizzato e governato democraticamente. In cambio, lo Stato garantisce “libertà positive”, come un sistema sanitario universale e iper-personalizzato, l’accesso a tecnologie mediche all’avanguardia e una maggiore durata della vita in buona salute. La condivisione dei dati biometrici deve diventare un dovere civico».

Dati obbligatori in cambio della trasparenza assoluta

Attualmente, nell’ambito del “capitalismo della sorveglianza” di cui parla Shoshana Zuboff, cediamo i nostri dati a monopoli privati come Google o Meta in cambio di vantaggi insignificanti come un indirizzo e-mail gratuito. «Si tratta di un pessimo affare. In un quadro democratico, la raccolta dei dati sarebbe obbligatoria, ma i cittadini otterrebbero una trasparenza assoluta». Questa sarebbe per Sorgner la garanzia definitiva contro l’‘autoritarismo digitale’ che si osserva in Cina. Trattando i dati come una tassa pubblica, elaborata principalmente da algoritmi incorruttibili piuttosto che da attori umani facilmente compromettibili, ci assicureremmo che l’IA sia addestrata sul mondo reale di tutti i cittadini.

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