Sfuma il ritorno italiano di Ducati. La rossa di Borgo Panigale resta tedesca, e lo rimarrà almeno per i prossimi tre anni. Dopo settimane di indiscrezioni, aperture, smentite e mobilitazioni politiche, il gruppo Volkswagen ha confermato al Sole 24 Ore che «non è prevista alcuna vendita della casa di Borgo Panigale nel prossimo triennio». Una rassicurazione filtrata informalmente dal faccia a faccia del 25 settembre tra il ministro delle Imprese Adolfo Urso e i vertici di Audi, ma che allora era rimasta sullo sfondo di una posizione ufficiale più prudente: nessuna decisione sulla proprietà e dossier ancora dentro la revisione del portafoglio.
A quattro mesi dalle prime indiscrezioni, il quadro dunque si ricompone. In Germania, secondo quanto ricostruito, una vera volontà di cedere Ducati non sarebbe mai maturata. A mettere Borgo Panigale sotto esame è stata piuttosto la gigantesca operazione di riassetto avviata da Volkswagen, tra crisi dell’auto europea e pressioni dei sindacati tedeschi. Il Future Plan 2030 prevede circa 50mila posizioni in meno nel gruppo e una revisione radicale delle oltre 2mila partecipazioni: il portafoglio dovrà ridursi di circa un terzo, trattenendo le attività capaci di offrire un chiaro contributo strategico e finanziario al core business.
A settembre l’d di Audi Gernot Döllner aveva citato espressamente il marchio tra gli asset oggetto di valutazione, pur precisando che nulla era stato deciso. Da lì il dossier aveva preso quota, fino alla stima di Bloomberg Intelligence per l’azienda emiliana in caso di vendita: circa 1,25 miliardi di euro. Acquistata da Audi nel 2012, Ducati continua però a camminare con le proprie gambe. Nel 2025 ha realizzato 925 milioni di ricavi, 52 milioni di risultato operativo e consegnato 50.895 moto. Numeri sotto i picchi precedenti, ma di un’azienda che continua a finanziare autonomamente i propri programmi. Lo aveva spiegato a luglio su queste pagine l’ad Claudio Domenicali: «A Borgo Panigale non ci sono fascicoli aperti. Ducati non ha bisogno di supporti da casa madre. Siamo totalmente self standing». La società prevede circa 100 milioni di capex l’anno, 500 milioni in cinque anni, mentre difende un posizionamento premium in una fase segnata da dazi, cambi sfavorevoli e concorrenza asiatica.
Proprio la solidità della rossa aveva alimentato in Italia il fronte per un possibile ritorno in mani nazionali. Il 21 settembre Urso, dopo la visita a Borgo Panigale con il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale e quello di Confindustria Emanuele Orsini, aveva detto: «È giunto il momento che questa azienda torni pienamente nelle mani italiane». Quattro giorni dopo, nel confronto con Audi, il quadro aveva già iniziato a raffreddarsi. Ora la conferma di Volkswagen chiude, almeno fino alla fine del decennio, quella finestra. E lascia anche una domanda politica: se la casa madre non aveva intenzione di vendere, perché mobilitare in anticipo il sistema-Paese?
Per i più campanilisti sfuma intanto il sogno di rivedere Ducati italiana. Per Borgo Panigale, invece, cambia poco: proprietà tedesca, cuore emiliano e investimenti industriali già messi in campo.









