I cicli di vita dei prodotti sono sempre più corti, tutto accelera incredibilmente, soglia di attenzione compresa, siamo diventati una società impaziente, e la direzione sembra irreversibile: «Per me, il futuro è quello dei miei figli. Di recente ero in un negozio con mia figlia di 14 anni; tra i vestitini per neonati, era entusiasta di una giacca rosa confetto e ha detto: “La compro per quando avrò un bambino?”. Fin da piccola ha fantasie sulla maternità; mi viene da piangere se penso al mondo che attende lei e i suoi figli. Un mondo in cui la legge del più forte si sta affermando ovunque, il modello di potere in cui il ruolo della donna è ridotto a quello di utero», e da un punto di vista atmosferico, eventi a catena sempre più intensi: «causano fenomeni meteorologici estremi, sempre più gravi, specie e calotte polari scompariranno come neve al sole. Le traumatiche violazioni di ogni forma di vita. Nella mia vita la consapevolezza è arrivata tardi, sotto certi profili “l’ignoranza è beatitudine”; in quella delle mie figlie invece è sempre presente».
Vengono in mente i Fridays For Future, Extinction Rebellion, giovani radicalmente convinti che occorra agire subito per il clima, ma citando Ernst Jünger e Nietzsche, Wieringa ci dice che chiunque è chiamato ad agire: «Con un piccolo esercito di volontari, pianto piccoli boschi, a volte grandi quanto un campo da tennis, in cui il vivente possa risplendere, come dice Baptiste Morizot. Centinaia, migliaia di alberi su terreni di privati che si sono fatti avanti dopo che avevo lanciato un appello sul giornale. Conficcare una vanga nel terreno, mettere una piantina nella buca e coprire le radici: è una protesta contro la distruzione e, allo stesso tempo, un manifesto per un futuro vivo. – Non sa nemmeno se resisterà Wieringa – e se la progenie (della pianta) sopravviverà alla crisi climatica ma il semplice fatto che ora ci sia un albero dove prima non c’era è sufficiente».
Come resistere?
Ogni albero infatti: «È un centro nevralgico ecologico: dategli tempo e spazio e fornirà servizi ecologici vitali. Immagazzina CO2, produce ossigeno, mantiene sano il suolo, è un alleato naturale contro il degrado del paesaggio», continua l’autore Premio Strega Europeo e vincitore del Libris, il più alto riconoscimento letterario olandese: «Nella crisi climatica dovremo assumere un atteggiamento “da soldati”, al servizio di quel che resta di un futuro vivibile, piantando alberi, incollandoci all’autostrada o scrivendo romanzi», che parlano della Bellezza dell’esistente sotto i nostri occhi.
Nirvana è un libro sulla polvere intesa come deposito e traccia del tempo: «La polvere è la metafora principale della caducità… In Nirvana scrivo delle nuvole di polvere in cui sono sprofondate le Torri Gemelle, della furia distruttiva dell’ortodossia religiosa, affine a quella dei futuristi, che volevano ridurre in cenere biblioteche e musei. E poi c’è effettivamente la polvere dell’era del caldo di cui vediamo l’inizio. Nei campeggi del nord dei Paesi Bassi, l’anno scorso sono stati accolti per la prima volta turisti siciliani in fuga dal caldo torrido dell’estate. Il prossimo futuro vedrà una migrazione costante o forse a ondate verso il nord più fresco, come avvenne nel mondo preistorico dell’effetto serra del massimo termico del Paleocene-Eocene». Il futuro appartiene alla polvere.










