«Stiamo vivendo in un’era di predatori. In politica, economia, nel mondo digitale. È come una giungla, ma noi non siamo animali. Siamo esseri umani che devono costruire rispetto, devono aiutarsi gli uni con gli altri e creare un mondo diverso». Tawakkol Karman ha vinto il Nobel per la Pace nel 2011. Giornalista, attivista democratica, guidò la rivolta degli studenti nello Yemen in quella che fu ribattezzata la “Rivoluzione dei gelsomini” che costrinse il presidente Ali Abulah Saleh, dal 1990 alla guida di un regime corrotto, dominato da crisi economica e repressione politica, a lasciare il potere. Da allora la situazione è precipitata in una guerra civile senza fine. Con da una parte i ribelli sciiti Houthi, sostenuti dall’Iran, che hanno conquistato l’area della capitale. E dall’altra una coalizione internazionale di nove stati, perlopiù sunniti, guidati dall’Arabia Saudita. Una guerra dimenticata nel Medio Oriente infuocato, con oltre 150mila vittime, tra cui 20mila vittime civili.
La Nobel per la Pace è intervenuta in un panel intitolato “L’era dei predatori”, con Mario Capanna, Pietro Modiano, padre Fortunato e Marco Magnani.
«I politici e i dittatori – spiega Karman – usano le religioni per fomentare l’odio tra le persone e giustificare le loro guerre. Ed è per questo che dovremmo davvero essere grati a Papa Leone quando ha risposto a Trump dicendo che no, questo non è il cristianesimo che è una religione di pace». La stessa cosa succede con l’Islam e l’ebraismo radicale.
In questi primi 17 mesi della seconda presidenza di Donald Trump il mondo vive nel segno della più grande incertezza. Il presidente americano – afferma l’economista Marco Magnani – con la sua politica aggressiva sta cedendo alla Cina il ruolo di Paese moderato, la potenza che cerca di mediare, almeno a parole nelle guerre. Xi, Trump, Putin: siamo entrati in un mondo che io chiamo “mondo muscolare” nel quale vince il più forte e dove non vince più la diplomazia».
Nell’America di Trump la religione viene strumentalizzata per fini politici, come forse non si vedeva dal Medio Evo. «Sul dollaro – ricorda Padre Fortunato – c’è scritta una frase “In God we trust”. Questa la dice lunga sulla commistione tra religione e potere negli Usa ma anche da noi c’era chi mostrava il tao francescano nei comizi. Di fronte a tutto questo io ricordo gli incontri di Assisi, quando i Papi hanno sempre detto chiaramente che la vera religione non accende l’odio e la divisione».
