La Nato ha annunciato che ridurrà il numero delle truppe nella sua missione di pace in Kosovo, composta da 4.600 uomini, a seguito del miglioramento della situazione di sicurezza. «Le condizioni attuali offrono l’opportunità di ottimizzare ulteriormente le dimensioni e la presenza della Kfor», ha spiegato il generale statunitense Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze alleate in Europa della Nato.

Prima dell’annuncio, i diplomatici europei avevano segnalato la volontà degli Stati Uniti di ridurre le proprie forze nella Kfor. La missione di mantenimento della pace Kfor, autorizzata dall’Onu, istituita nel 1999 dopo le guerre nell’ex Jugoslavia (risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite), conta attualmente circa 4.500 soldati, di cui 760 circa americani. Si tratta della seconda forza per consistenza dopo quella italiana, che ha allo stato attuale un ruolo di primo piano sia per peso numerico (852 militari, 137 mezzi terrestri e 1 mezzo aereo) sia per responsabilità di comando. Il Comando operativo delle forze nazionali è mantenuto dal Capo di Stato Maggiore della Difesa che, per questo, si avvale del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI).

Italia più volte alla guida di Kfor

Kfor, operazione “Joint Enterprise”, è iniziata all’alba del 12 giugno 1999. L’Italia ha assunto il comando per 14 volte dal 1999 a oggi. L’obiettivo è creare un ambiente sicuro e protetto e all’assistenza delle istituzioni del Kosovo, per giungere stabilità della regione. L’Italia ha continuato ad assicurare una forza di riserva in prontezza (Operational Reserve Forces Battalion della Nato per l’area di operazioni dei Balcani, in condivisione con la missione Kfor – circa 700 unità) basata in Italia, pronta a intervenire in caso di necessità. «Rimane indispensabile per la stabilità e la credibilità dell’Alleanza nei Balcani», ha sottolineato di recente il capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano. «Siamo in prima linea per la sicurezza e la stabilità nella regione balcanica, nella missione Nato Kfor e nelle missioni dell’Ue», ha ricordato il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani.

Mancano i dettagli su quali truppe saranno ritirate

 L’Alleanza atlantica non ha fornito dettagli su quali truppe saranno ritirate. «Le riduzioni calibrate dovrebbero seguire i cicli nazionali di rotazione e ritiro delle truppe da qui al prossimo anno. L’ottimizzazione sarà effettuata gradualmente e in base alle condizioni sul campo, e potrà essere invertita qualora gli sviluppi della sicurezza lo richiedessero», ha spiegato il generale Grynkewich.

Le tensioni del 2023 e il rafforzamento della missione

A seguito dell’aumento delle tensioni e delle violenze nel 2023, inclusi gli attacchi contro i caschi blu della Kfor a Zvecan, la missione ha ricevuto il suo più grande rinforzo in oltre un decennio, con il dispiegamento di quasi 1.000 soldati aggiuntivi. «La Nato e la Kfor sono pienamente impegnate per la sicurezza in Kosovo», ha quindi ribadito Grynkewich. Il generale Grynkewich ha inoltre messo in evidenza il forte impegno dell’Alleanza atlantica nei confronti dei Balcani occidentali, una regione di importanza strategica per l’Alleanza, la cui sicurezza è direttamente collegata alla sicurezza nell’area euro-atlantica. Ha aggiunto che la Nato non permetterà la creazione di un vuoto di sicurezza. L’ottimizzazione, annunciata nell’anno in cui la missione celebra il suo 27mo anniversario, viene attuata nell’ambito delle autorizzazioni esistenti del Saceur e fa seguito a un’analisi dettagliata e a una valutazione della situazione di sicurezza basata su informazioni di intelligence.

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