Il presidente della commissione commercio a Strasburgo, il socialdemocratico tedesco Bernd Lange, ha affermato su X: «Il piano di Donald Trump di imporre dazi del 25% sulle auto europee è inaccettabile. Il Parlamento europeo continua a rispettare l’accordo (…) Mentre l’Unione europea mantiene le sue promesse, la parte americana continua a venir meno ai propri impegni (…) L’Unione europea deve ora mantenere chiarezza e fermezza».
In reazione alle notizie provenienti da Washington, la Commissione europea ha affermato: «L’Unione europea sta attuando gli impegni assunti nella dichiarazione congiunta secondo la prassi legislativa standard. Qualora gli Stati Uniti adottassero misure non conformi alla dichiarazione congiunta (firmata nell’estate scorsa in Scozia, ndr), ci riserveremo la possibilità di agire per tutelare gli interessi dell’Unione europea».
Al netto di eventuali cambiamenti di fronte da parte americana – come avvenne nel maggio del 2025 quando la Casa Bianca annunciò dazi del 50% sui prodotti europei, per poi cambiare idea giorni dopo – l’establishment europeo sta soppesando l’eventuale messa in pratica delle nuove minacce provenienti da Washington, la cui base legale, come detto, rimane incerta. Una prima discussione a livello politico potrebbe esserci domani e dopodomani quando si incontreranno i ministri delle Finanze.
In un contesto industriale già fragile, nuovi dazi americani sarebbero deleteri per l’Europa, in primis per la Germania. Secondo i dati della Vda, la Germania ha esportato nel 2025 3,1 milioni di vetture, di cui 410mila verso gli Stati Uniti. A questo proposito, il presidente dell’associazione di categoria Anfia, Roberto Vavassori, ha spiegato che nuovi dazi penalizzerebbero soprattutto la componentistica italiana, che passa per la Germania, nonché Ferrari e Lamborghini che producono in Italia.






