La concentrazione del gettito rappresenta uno dei principali elementi di rischio. Secondo le stime dell’organismo di vigilanza, quasi il 50% dell’intero gettito della corporation tax irlandese proviene da appena tre aziende, generalmente identificate dagli analisti in Eli Lilly, Apple e Microsoft.
Il rapporto evidenzia inoltre che, sulla base dei programmi attuali, la spesa pubblica aumenterà di oltre il 7% all’anno tra il 2025 e il 2030, un ritmo «ben superiore» alla crescita sostenibile dell’economia, stimata intorno al 5%. L’Ifac teme inoltre che la crescita effettiva possa risultare ancora più elevata, considerando che negli ultimi anni gli sforamenti di bilancio sono diventati una costante.
«L’Irlanda sta perdendo un’opportunità per prepararsi alle sfide future», avverte il rapporto, ricordando che l’invecchiamento della popolazione e la transizione climatica eserciteranno pressioni significative sui conti pubblici nei prossimi decenni.
Dal canto suo, il governo difende la propria strategia fiscale. L’esecutivo ha deciso di destinare circa un quarto delle cosiddette “entrate straordinarie” derivanti dalla corporation tax a due fondi sovrani, concepiti per finanziare in futuro pensioni, infrastrutture e investimenti legati alla lotta al cambiamento climatico.
Secondo Coffey, tuttavia, i surplus previsti potrebbero non essere sufficienti a garantire tali versamenti senza compromettere altri obiettivi di bilancio. «Il rischio è che gli avanzi siano troppo ridotti per alimentare questi fondi come previsto», ha spiegato, aggiungendo che il governo potrebbe essere costretto addirittura a ricorrere al debito per rispettare gli impegni assunti.







