Storie Web mercoledì, Ottobre 21

Oltre 13 milioni di euro di risparmi per il Servizio sanitario nazionale. Sono quelli legati solo alle visite dal medico di famiglia, ai ricoveri in ospedale e in terapia intensiva che eviteremmo nei prossimi mesi se salisse la copertura vaccinale contro l’influenza per chi ha più di 65 anni o per chi è in condizioni di fragilità. Sono gli ultimi dati diffusi dal professor Andrea Marcellusi, Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Università di Milano e Presidente ISPOR, International Society for Pharmacoeconomics and Outcomes Research analizzando la differenza tra l’attuale livello di immunizzazione delle fasce a rischio, fermo al 52,5% del 2024/2025, e il 75% fissato come obiettivo dalla circolare del ministero della Salute.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Questi costi diretti si aggiungono a quelli indiretti stimati in 2,86 miliardi di euro all’anno per assenze dal lavoro e riduzione di consumi e attività produttive per l’alta circolazione dei virus influenzali tra tutta la popolazione e alle 11mila giornate di assenza per malattia dei professionisti sanitari che contribuiscono a mandare in affanno tutto il Ssn.

Risparmi economici e su mortalità diretta e indiretta

«Se raggiungessimo il target di copertura vaccinale, oltre al dato economico avremmo quasi 2mila ricoveri ordinari in meno (che rappresentano il 70% della spesa) e 145 accessi in meno in terapia intensiva. Inoltre, tra mortalità diretta e indiretta, conteremmo quasi 315 decessi in meno all’anno. Stiamo sostanzialmente traducendo in numeri ed euro quelle che sono decisioni di politica sanitaria, illustrando l’opportunità che stiamo perdendo non raggiungendo determinati livelli vaccinali e sono numeri molto prudenti rispetto a quello che si può verificare ogni anno» spiega Marcellusi.

Igienisti a congresso a Genova

Con la campagna di vaccinazione appena partita, e le prime avvisaglie di contagio che si affacciano in Italia, il punto della situazione su questa fondamentale misura di salute pubblica arriva da Genova con il 59° Congresso Nazionale della Società Italiana d’Igiene (Siti). Tra i tanti temi l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla novità introdotta quest’anno dal Ministero della Salute che ha abbassato a sessant’anni la soglia di raccomandazione per l’impiego dei vaccini antinfluenzali adiuvati. Un passaggio significativo che si intreccia profondamente con la storia della ricerca nel nostro Paese: proprio trent’anni fa, infatti, in Italia fu sperimentato e introdotto il primo vaccino adiuvato, l’MF59, autorizzato per la prima volta in Italia nel 1997. Questa straordinaria innovazione, sviluppata dallo scienziato Rino Rappuoli, Direttore Scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, si è poi diffusa su scala mondiale, rivoluzionando la prevenzione.

Le prospettive della ricerca

«I vaccini rappresentano senza dubbio una delle più grandi conquiste dell’umanità intera», ha ricordato proprio il professor Rappuoli a margine dell’evento “Influenti – Enduring innovation in influenza” di CSL Seqirus. «Prima della loro introduzione, l’aspettativa di vita media in Italia si aggirava intorno ai 35-40 anni, mentre oggi, proprio grazie a queste fondamentali scoperte, siamo arrivati tranquillamente agli ottant’anni. La ricerca ha costantemente spinto l’ambito dei vaccini verso traguardi del tutto nuovi, spaziando dagli adiuvanti al DNA ricombinante, alla genomica, fino ad arrivare alle potenzialità che abbiamo adesso con l’intelligenza artificiale. Tutte queste grandi innovazioni ci hanno consentito di sconfiggere malattie che un tempo causavano migliaia di morti. Noi ricercatori facciamo la nostra parte attraverso lo studio e lo sviluppo, ma i vaccini, una volta registrati e resi disponibili, non servono a nulla se non vengono utilizzati».

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