Storie Web venerdì, Giugno 5

Gli andamenti dei prezzi delle materie prime si traslerebbero sull’andamento dell’inflazione, attesa in forte risalita nel corso del 2026: il deflatore della spesa delle famiglie si attesterebbe, in media d’anno, al 2,9%, per poi tornare al 2% nel 2027 in conseguenza della normalizzazione delle tensioni internazionali. Lo rileva l’Istat nella ‘nota sull’andamento e prospettive dell’economia italiana – Anni 2026-2027’.  In un quadro internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, avverte l’Istituto, i risultati delle previsioni sono più che mai condizionati dalle assunzioni di base. 

“I rialzi dei beni energetici – si legge – trainano l’inflazione. La trasmissione dei rincari delle materie prime energetiche sui prezzi al consumo si è manifestata già dal mese di aprile: la variazione tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca) è passata dal +1,4% medio del primo trimestre al +2,8%, con un successivo rafforzamento a maggio (dato preliminare) al +3,3%. L’inflazione acquisita per il 2026 risulta pari a 2,9% (2,6% nella media dell’area euro)”. 

La “forte incidenza della componente importata sulla dinamica dell’inflazione determina, invece, un andamento del deflatore del Pil più contenuto (+2,1 e +1,9% rispettivamente nel 2026 e2027)”.

Investimenti in calo quando finirà spinta PNRR

Gli investimenti fissi lordi, spiega l’Istat, continuerebbero a crescere, ma con intensità differente nei due anni: l’aumento si attesterebbe al +2,2% nel 2026, sostenuto dagli interventi connessi al Pnrr mentre nel 2027 si determinerebbe una rilevante decelerazione in media d’anno (+0,5%) causata da condizioni di finanziamento meno favorevoli e dal ridimensionamento, a normativa vigente, degli stimoli pubblici.

Occupazione in rallentamento

L’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (Ula), segnerebbe nel 2026 un rallentamento della dinamica di crescita con un +0,7%, dopo il +1,3% del 2025 a cui si accompagnerebbe un ulteriore calo del tasso di disoccupazione(5,5%, dal 6,1% del 2025). Nel 2027 si prevede una decelerazione delle Ula (+0,4%) e una stabilizzazione del tasso di disoccupazione.

Decelerazione Pil in aerea euro

Per l’area euro, l’impatto dell’aumento dei costi energetici, l’inasprimento delle condizioni creditizie e l’aggravarsi delle incertezze geopolitiche e commerciali determinerebbero una decelerazione del Pil rispetto all’anno precedente (+0,9%, dal +1,4% del 2025). La crescita dell’inflazione dovrebbe frenare i consumi, anche con un aumento del risparmio precauzionale. Nel 2027, il graduale rientro delle quotazioni sui mercati delle materie prime e la fine delle tensioni geopolitiche costituiscono le premesse per una accelerazione del ritmo di crescita (+1,2%).

A trainare l’inflazione il costo dei beni energetici (+12% a maggio)

Il rialzo dell’inflazione IPCA è da attribuire principalmente ai forti incrementi dei prezzi dei beni energetici (+9,3% in aprile e +12% in maggio) e degli alimentari (+2,9% e +2,8%). L’inflazione di fondo (al netto quindi degli elementi più volatili come gli energetici e gli alimentari non trasformati) è stata pari all’1,6% in aprile e 1,8% in maggio, più bassa rispetto alla media dei primi tre mesi dell’anno (2,1%); l’acquisito per il 2026 risulta pari a +1,9%. 

Le attese di rialzo dell’inflazione da parte dei consumatori nei prossimi 12 mesi (rispetto ai 12 mesi precedenti) si riducono a maggio dopo tre incrementi: la quota di coloro che si attendono un rialzo scende (dal 69,4% di aprile al 57,8%), mentre aumenta la quota di chi si attende una riduzione (dal 21,8% al 28,9%). Tra le imprese, rimane prevalente la quota di unità che dichiara l’intenzione di mantenere stabili i listini nei successivi tre mesi (69,9% in manifattura, 76,2% nelle costruzioni, 84,4% nei servizi di mercato e 72,7% nel commercio.  

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