Le tensioni geopolitiche continuano ad impattare negativamente sull’attività industriale, con riflessi sulla catena di approvvigionamento, sui costi energetici e sulle strategie di export. Dopo un biennio 2023-2024 difficile, nel 2025 la dinamica produttiva altalenante non ha consentito un effettivo recupero rispetto al passato, facendo registrare una contrazione tendenziale media dell’1%, sulla base dei dati grezzi.

In particolare nel settore metalmeccanico, la produzione è mediamente diminuita dello 0,9% nel confronto con il 2024, trascinata all’ingiù dal comparto Automotive che ha segnato una caduta del -11,1% – mentre nella media dei 27 Paesi membri la produzione metalmeccanica è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente segnando un +0,2% (tra i grandi competitor solo la Germania ha fatto peggio di noi con -1,9%).

L’indagine congiunturale presentata da Federmeccanica evidenzia che nel quarto trimestre la produzione metalmeccanica si è ridotta (-0,8%) rispetto al terzo quando, invece, era aumentata (+1,6%). Nel confronto tendenziale con il quarto trimestre 2024 c’è stato un nuovo incremento (+2,5%), dopo quello già rilevato nel terzo trimestre (+3,2%), ma senza che ciò abbia consentito un completo recupero della forte perdita di produzione registrata nei primi due trimestri del 2025.

Le dinamiche produttive sono diversificate

Nei comparti metalmeccanici a trainare il consuntivo 2025 del settore al ribasso ha contribuito soprattutto la frenata nella fabbricazione di Autoveicoli e rimorchi registrata rispetto al 2024 (-11,1%), accompagnata dalle contrazioni nelle produzioni di Prodotti in metallo (-1,1%), di Macchine e apparecchi elettrici (-0,6%) e di Macchine e apparecchi meccanici (-0,5%). Di contro la produzione è aumentata nell’intero 2025 per le attività della Metallurgia (+3,0%) e i comparti dei Computer, apparecchi radio-tv e strumenti di precisione (+1,9%) e degli Altri mezzi di trasporto (+1,6%).

L’export cresce ma ad un ritmo meno sostenuto del passato

Le esportazioni metalmeccaniche sono cresciute in valore del 2,9%, rispetto al 2024 – del +1,9% quelle europee e del +4,1% quelle dirette verso paesi extra Ue – , ma ad un ritmo di crescita ben lontano dalla doppia cifra che ha caratterizzato l’export del settore. Le forti tensioni geopolitiche e la politica commerciale degli Stati Uniti, tra annunci, introduzione ma anche smentite e modifiche dei dazi costituisce un grandissimo ostacolo per ritornare ad un adeguato livello di crescita dell’export, Sono cresciute anche le importazioni, determinando un saldo positivo della bilancia commerciale di 52,1 miliardi di euro. Gli incrementi dell’interscambio in valore sono stati influenzati da una forte crescita dei valori medi unitari.

Condividere.