Storie Web lunedì, Aprile 27

Prima l’esposto in procura poi le indagini. E ora le audizioni davanti al Pm e la città di Sarajevo che si costituisce parte civile. È l’evoluzione della vicenda relativa ai cosiddetti “cecchini del week end”, ossia, persone facoltose che, tra il 1993 e il 1995 «pagavano per sparare per divertimento contro i cittadini di Sarajevo, durante la guerra in Jugoslavia».

L’audizione dell’imprenditore

Oggi, infatti, c’è stata l’audizione di un imprenditore brianzolo convocato dal Pm del tribunale di Milano Alessandro Gobbis. «Abbiamo chiarito tutto e adesso faremo anche una memoria – commenta l’avvocato difensore Luigi Bruno Peronetti-, non ci sono elementi contro di lui, quindi poi vedremo quali saranno le determinazioni del pubblico ministero. Abbiamo risposto a quello che ci hanno contestato. Abbiamo dimostrato l’estraneità e forniremo anche una memoria».

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L’inchiesta

Nell’ambito dell’inchiesta, partita dopo l’esposto presentato nel gennaio del 2025 dal giornalista Ezio Gavezzani, i giorni scorsi sono state sentite altre due persone. Gavezzani aveva depositato l’esposto con il supporto dell’ex Magistrato Guido Salvini e dell’avvocato Nicola Brigida. Quindi l’avvio delle indagini per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abbietti.

Nella sua esposizione Gavezzini raccontava un mondo terrificante. «C’erano facoltosi imprenditori e professionisti, provenienti dal nord Italia ma anche da Spagna, Francia, altri Paesi europei oltre che Canada e Usa – ricorda – che pagavano per andare sui monti che circondano Sarajevo per sparare alle persone». Il funzionamento? «Pur non entrando nei dettagli è chiaro che c’era una organizzazione precisa che permetteva di portare queste persone sino al luogo dove poi potevano sparare liberamente contro gli innocenti». Non solo: in mezzo anche la partita dei soldi: «Ogni partecipante pagava una cifra come quella che oggi si spenderebbe per acquistare un trilocale a piazzale Lotto a Milano».

Sarajevo parte civile

Il caso è riesploso nel 2022 quando un regista sloveno, Miran Zupanič ha presentato il documentario Sarajevo Safari. Un filmato in cui si raccontava, appunto, del presunto turismo di guerra nella città città al centro del conflitto. Il là che, come ricorda Gavezzani, ha rimesso in moto la macchina. Ora la ulteriore svolta. «La città di Sarajevo si è costituita parte civile il 21 di aprile – aggiunge Gavezzani – e ha nominato come rappresentanti i miei avvocati Guido Salvini, Nicola Brigida e la criminologa Martina Radice». Non è tutto, Gavezzani aggiunge anche un altro particolare: «Abbiamo appena acquisito da un avvocato parigino un documento di un testimone che ha deposto presso il primo arrondissement di Parigi, nuovi e importanti elementi utili all’indagine e a capire una serie di meccanismi».

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