«Istituzioni Ue inadeguate ma da soli saremmo più deboli»
«Sulle istituzioni europee siamo arrivati ad un punto in cui sono assolutamente inadeguate a fronteggiare le attuali sfide – difesa comune, politica industriale, politica estera: occorre superare questa fase e non lo possiamo fare da soli perché saremmo ancora più deboli – ha detto Fontana -. Occorre federarsi con chi ci sta per recuperare la tempestività e l’efficacia delle dimensioni che hanno gli Stati sovrani, ma avere anche la dimensione adeguata a livello globale come possono averla Cina e Usa».
Anci: «Documento finanza 2026 ha un tendenziale trend di aggravamento»
«Il documento di finanza pubblica del 2026 ci restituisce un quadro complessivamente positivo ma che ha un tendenziale trend di aggravamento a partire dall’anno in corso. Presenta una forte erosione degli spazi finanziari» della spesa corrente e una «significativa contrazione degli investimenti locali, a partire dal prossimo anno, in particolare quando sarà terminato anche il Pnrr sui Comuni». È quanto ha sottolineato il sindaco di Novara e delegato Anci alla finanza locale, Alessandro Canelli, nel corso dell’audizione nelle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica. «C’è una dinamica che ci preoccupa: quella del tendenziale saldo corrente di competenza», ha spiegato il delegato Anci ricordando che «i Comuni hanno contribuito al risanamento» della finanza pubblica locale.
Upi: scostamento per sostenere spesa sociale e investimenti
A parlare di scostamento è stato anche l’Upi, l’Unione delle province d’Italia. «La situazione geopolitica drammatica impone al Paese di adottare politiche economiche anticicliche. Un’eventuale richiesta all’Europa di sospensione del Patto di stabilità va finalizzata soprattutto al sostegno della spesa sociale e programmazione di un piano strutturato di investimenti in opere pubbliche dal 2026 che veda il protagonismo degli Enti locali, prime fra tutte le Province». Lo ha detto il vice presidente Angelo Caruso in audizione sul Dfp. «Grazie al Pnrr dal 2022 al 2025 la spesa per investimenti delle Province è aumentata dell’80%. Questa spinta deve proseguire con programmi mirati sul patrimonio pubblico in gestione delle Province. È evidente poi che eventuali misure per far fronte agli effetti economici dello shock energetico e dell’aumento delle materie prime dovranno prevedere interventi a favore degli Enti locali», ha aggiunto, chiedendo che nella prossima Manovra si escluda «qualunque tipo di riduzione alle risorse correnti delle Province».
Confprofessioni: puntare su formazione, ricerca e aggregazioni
Andrea Dili, vicepresidente di Confprofessioni, intervenuto in audizione davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, ha posto l’accento sul fatto che «la produttività del futuro dipenderà dalla capacità di aggiornare competenze lungo tutto l’arco della vita lavorativa». Per Confprofessioni è quindi necessario rafforzare i percorsi di riqualificazione e garantire ai fondi interprofessionali la piena disponibilità delle risorse dello 0,30%, assicurando continuità e qualità agli interventi formativi. Per colmare il divario con gli altri Paesi avanzati, occorre concentrare risorse su innovazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico. «Distretti dell’innovazione, incubatori e collaborazioni tra università, imprese e professionisti devono diventare infrastrutture permanenti del sistema produttivo», ha affermato Dili, «senza ricerca non c’è competitività, e senza competitività non c’è crescita».
Consulenti lavoro: taglio pressione fiscale o fuga cervelli
Ridurre la pressione fiscale per evitare un’ulteriore fuga dei cervelli e renderla più in linea con quella degli altri Paesi Europei. È una delle proposte avanzate dal Consiglio Nazionale dei consulenti del lavoro nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica. La terza aliquota Irpef oggi ferma al 43%, «grava su una fascia reddituale che in molti Paesi europei è ancora attribuita a un’aliquota intermedia», si legge nel documento presentato in Parlamento nel quale i consulenti propongono di continuare a rendere strutturale la riduzione del cuneo fiscale. Tra le proposte anche la stabilizzazione degli sgravi in busta paga introdotti con la Legge di Bilancio 2026 (per premi di risultato, indennità e maggiorazioni e aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali), l’introduzione, in sede di contrattazione collettiva, di nuovi strumenti normativi per una maggiore partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa e tutelarne il potere d’acquisto e la proroga, almeno triennale, delle decontribuzioni per i giovani under 35, donne svantaggiate e lavoratori della Zes unica. Guardando al mondo delle professioni, si propone di stabilire per legge che i redditi prodotti dalle società tra professionisti, indipendentemente dal modello societario prescelto, siano assimilati ai redditi da lavoro autonomo; si suggerisce anche un regime di “compatibilità transitoria” per quei professionisti che fruivano del regime forfetario e confluiscono in uno studio associato o in una stp. Infine, sempre in tema di forfetario, i consulenti propongono di introdurre una fascia di transizione in ‘uscita’, tra gli 85 mila e i 100 mila euro, con aliquota sostitutiva al 23% anziché il passaggio al regime ordinario, e la previsione di un importo da scomputare dalla tassazione «in funzione del numero dei figli a carico e delle spese documentate per i servizi educativi nella fascia 0-2 anni».
