Ed è proprio su questi due dossier si è soffermato il generale Luciano Portolano. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa è intervenuto mercoledì 17 giugno in audizione davanti alle commissioni difesa e esteri riunite di Camera e Senato sul decreto missioni.
Kosovo, Portolano: c’è rischio rapido deterioramento sicurezza
Portolano ha commentato la possibile riduzione e rimodulazione della struttura della missione KFOR in Kosovo, «nella quale siamo inseriti attivamente dal 1999. Lo ricordo personalmente, in quanto sono stato il primo comandante che è entrato in Kosovo in quel periodo». «Ritengo – ha affermato il generale – che una valutazione sulla riduzione delle forze bisogna farla, ma in maniera veramente prudente e accurata per evitare di correre il rischio di esporre il teatro ad un rapido deterioramento delle condizioni di sicurezza a causa delle mai sopite tensioni fra Pristina e Belgrado».
«Tra l’altro – ha proseguito – una eventuale riduzione senza un oculato “strategic assessment” che guardi anche agli aspetti politici potrebbe anche dare spazio a ulteriori capacità di influenza di stakeholders esterni e faccio riferimento alla Russia. Quindi nella lettera che ho inviato al comandante supremo della Nato, generale Grynkewich, sentito anche il ministro Crosetto, ho cercato di evidenziare quali sono gli aspetti principali che bisognerebbe tener conto prima di avviare un’implementazione di una cosiddetta riduzione di quello che è il contingente presente nei Balcani», ha spiegato il Capo di Stato Maggiore della Difesa.
Libano: «Serve componente operativa in supporto forze armate libanesi»
Quanto a invece Unifil, «le Nazioni Unite parlano di successiva missione in Libano. Onestamente – ha confidato Portolano nell’intervento davanti a deputati e senatori – non so se mai questa verrà accettata da Israele, ma avere un ombrello di copertura con una risoluzione delle Nazioni Unite è assolutamente essenziale. Ma dando un ruolo prioritario ad una missione internazionale che già esiste e che svolge effettivamente delle attività a supporto delle forze armate libanesi, che sono l’elemento essenziale per la smilitarizzazione o la demilitarizzazione e il disarmo di Hezbollah». Questo dovrebbe accadere, ha precisato, «non solo attraverso capacità di e formazione, addestramento, capacity building, sostegno economico finanziario, ma soprattutto attraverso quella che potrebbe essere una componente operativa, che potrebbe supportare le forze armate libanesi in quello che sono le attività di accompagnamento, di assistenza, di consulenza nello sviluppo delle proprie attività, così come una componente navale che continui a svolgere quello che attualmente Unifil sta svolgendo (di controllo contro l’approvvigionamento delle milizie di Hezbollah», ha concluso il Capo di Stato Maggiore della difesa.
