A monte i numeri, per la prima volta, sembrano dare ragione alla scelta dei dissalatori. A valle i rubinetti raccontano un’altra storia. A luglio Porto Empedocle, Gela e Trapani hanno immesso nella rete 664.416 metri cubi di acqua potabile, con una portata media aggregata di circa 248 litri al secondo sui 288 nominali: oltre l’86% della capacità teorica. Porto Empedocle ha prodotto 227.491 metri cubi, Gela 213.840 e Trapani 223.085. Dall’avvio dei tre impianti la produzione sfiora 4,9 milioni di metri cubi. È il dato della relazione aggiornata a luglio trasmessa da Siciliacque alla Regione dopo la richiesta urgente del 5 agosto. I tre moduli mobili sono stati realizzati da Acciona Agua in 120 giorni. L’operazione è partita con una dotazione di 100 milioni di euro — 90 milioni FSC e 10 regionali — successivamente salita a 121 milioni con ulteriori risorse statali.
Gli impianti entrati in funzione sono soltanto il primo modulo: ciascuno ha una capacità di 96 litri al secondo. Il piano regionale prevedeva una prima produzione complessiva di 288 litri al secondo, garantita dai tre moduli da 96 litri al secondo, e una seconda fase, fin qui rimasta sulla carta, per portare la capacità fino a circa 500 litri al secondo, integrando la dissalazione con sorgenti, pozzi e invasi. Le opere sono predisposte per gli ampliamenti: per Gela e Trapani i progetti prevedono nel lungo periodo una capacità di 192 litri al secondo, mentre a Porto Empedocle era previsto anche il revamping dell’impianto fisso ma poi il progetto è stato accantonato. «Le riserve accumulate e quelle reperite con gli interventi sui pozzi e sulle reti, oltre all’apporto dei tre dissalatori – ha detto a maggio il presidente della Regione, Renato Schifani – consentono di affrontare l’approvvigionamento di acqua non più in condizioni di severità idrica». Ma in alcuni territori la normalità resta la turnazione. Nell’Agrigentino il gestore Aica continua a organizzare il servizio con calendari e autobotti. A Trapani il Comune prevede l’erogazione a giorni alterni tra città vecchia e città nuova. A Gela, ancora a giugno, alcune zone ricevevano acqua a giorni alterni. A maggio la Regione aveva indicato come più che sufficienti le risorse disponibili per il resto del 2026. Il problema non è più soltanto trovare acqua: è trasportarla e distribuirla con continuità. Arera lo aveva segnalato nel gennaio 2025: l’aumento della disponibilità avrebbe dovuto essere accompagnato da interventi sull’intera filiera. I dati dell’Autorità di bacino di cui è segretario generale ad interim Carmelo Frittitta spiegano perché: le perdite medie sono spesso tra il 45 e oltre il 55% e, nel quadro regionale, circa metà dell’acqua immessa viene dispersa. Trapani, Agrigento e Caltanissetta figurano tra le aree dove il razionamento è sistematico. Gli investimenti si muovono ma i risultati sul servizio restano difficili da misurare. Nell’agrigentino il “Progetto conoscenza” punta a digitalizzare e distrettualizzare le reti; nel Trapanese il Piano d’Ambito approvato a giugno programma oltre 806 milioni di investimenti e un gestore unico; a Gela Siciliacque ha completato 3,9 chilometri di nuova condotta tra San Leo e i serbatoi di Caposoprano e Montelungo, con un recupero stimato di 100 mila metri cubi l’anno. Ma restano turnazioni e disservizi.
C’è poi il nodo del modello. Nelle Pelagie il project financing garantisce da oltre dieci anni la produzione di acqua dissalata. A quel precedente guardava anche Palermo: due impianti, uno a est e uno a ovest dell’area metropolitana, investimento da 180 milioni, di cui 170 privati e fino a 10 pubblici, produzione prevista tra 600 e 1.000 litri al secondo e concessione trentennale. L’avviso per raccogliere le proposte fu pubblicato il 16 maggio 2025, con scadenza iniziale il 25 luglio, poi prorogata al 23 ottobre. La procedura, gestita con Invitalia come centrale di committenza e supporto tecnico-operativo, ha raccolto sei proposte. Da allora non risultano passaggi conclusivi. Nel frattempo il 5 febbraio 2026 la Corte di giustizia Ue ha dichiarato incompatibile con il diritto europeo il diritto di prelazione del promotore nel project financing, previsto anche nell’avviso palermitano: elemento che può avere inciso sull’iter, anche se la Regione non lo ha indicato come causa dello stop. «L’esperienza della Sicilia dimostra una cosa semplice – dice Luigi Patìmo, country manager di Acciona in Italia -: quando la pubblica amministrazione sceglie lo strumento di gara più corretto e si affida a specialisti che conoscono davvero le tecnologie, i risultati arrivano e gli impianti funzionano. Quando invece si sbagliano procedure e impostazioni, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: risorse sprecate, contenziosi e impianti che rimangono fermi. Non è una questione di fortuna, ma di capacità amministrativa e competenza tecnica».











