Storie Web giovedì, Maggio 21

Il Palazzo della Regione ha ospitato l’incontro “Libri e democrazia”, importante dibattito incentrato sulla necessità di promuovere la partecipazione consapevole dei cittadini alla vita pubblica e al dibattito comune. L’evento ha visto il confronto diretto tra figure di primo piano del mondo culturale, industriale, accademico e della consulenza politica, ospitando Michelangelo Agrusti, Presidente di Confindustria Alto Adriatico e Presidente di Pordenonelegge, Paola Severino, Presidente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione e Presidente della School of Law dell’Università Luiss Guido Carli, e il Policy Advisor Galileo Lorenzo Sciarretta.

La rilevante tavola rotonda si è concentrata in particolare sulla partecipazione al pubblico dibattito e alla vita pubblica di cittadini consapevoli. «La democrazia si basa proprio sulla partecipazione consapevole dei cittadini alla vita pubblica» ha spiegato il presidente Agrusti, forte della sua esperienza in Pordenonelegge, aggiungendo come «i libri aiutino i cittadini, e questo perché contribuiscono a formare cittadini più consapevoli, permettono di conoscere la storia, la politica, la filosofia, la scienza e le esperienze degli altri popoli. Attraverso la lettura, si impara a confrontare idee diverse e a sviluppare lo spirito critico, elemento essenziale in una società democratica. Non è un caso che nei regimi dittatoriali i libri siano spesso censurati, proibiti, a volte bruciati, perché considerati pericolosi per il potere. Libri che rappresentano una forma di libertà personale, e attraverso la lettura, ciascuno può evadere dalla quotidianità, scoprire nuovi mondi, trovare conforto nei momenti difficili. Tanto più oggi, nell’epoca dei social network e delle informazioni veloci, il valore dei libri rimane fondamentale: leggere richiede tempo, attenzione, riflessione, qualità sempre più importanti per evitare superficialità e manipolazioni». Perché, è la sua icastica conclusione nel dare appuntamento alla Festa degli autori e della libertà (dall’otto luglio a Milano, sulla terrazza della Rinascente, a pochi passi dal Duomo, per la presentazione di Pordenonelegge 2026), «una società che legge è una società più libera, più critica e più democratica».

L’intervento della professoressa Severino si è invece concentrato su due quesiti fondamentali, ovvero cosa succede a una democrazia quando si smette di nutrire la cultura? E cosa accade alla cultura quando la democrazia recede? Severino ha in proposito esplorato «il legame indissolubile tra democrazia e cultura attraverso alcuni dei capolavori del Novecento che hanno assunto un valore iconico». Seguendo due fili conduttori principali — il rogo dei libri e la lettura/scrittura come atti di resistenza, si è poi focalizzata sul fatto che «ogniqualvolta la cultura arretra, la democrazia perde terreno; e viceversa. Ecco perché coltivare la lettura tra i giovani significa educarli ai valori del confronto con l’altro, al senso di giustizia e legalità». Quanto alla legalità, in particolar modo, l’ex ministro della Giustizia del Governo Monti si è concentrata sul riscatto sociale attraverso i libri. «Così è – ha spiegato la presidente della School of Law dell’Università Luiss Guido Carli – anche per chi è recluso in carcere: i libri e le attività artistiche non sono semplici passatempo, ma strumenti di crescita personale e sociale». E ancora, guardando alla sua esperienza, spiega Severino, «abbiamo realizzato concretamente, che la cultura, l’arte, la capacità di leggere e di recitare rappresentano una molla straordinaria per il reinserimento e per dare al detenuto un’altra opportunità nella vita. Noi abbiamo detenute che hanno riscritto le Troiane di Euripide e le recitano. Lo faranno il primo dicembre alla presenza del Presidente della Repubblica, all’inaugurazione di una mostra su arte e giustizia. Lo fanno nelle università, per stabilire un contatto anche con gli studenti. E a proposito di studenti, stimolare i giovani a comprendere che il carcere Non è l’altro da sé, è qualcosa su cui bisogna lavorare».

Galileo Lorenzo Sciarretta sottolinea invece quanto «la lettura sia importante per la tenuta democratica in quanto fenomeno strettamente correlato con lo sviluppo economico e democratico di una nazione. Uno studio di alcuni anni fa mostrava come se le regioni del Sud avessero avuto nel 1973 gli stessi indici di lettura delle regioni del Nord, il loro Pil nella metà del decennio scorso sarebbe stato di 20 punti percentuali più alto. Non a caso Gianni Rodari scriveva: “Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”».

Ma, sullo sfondo, non possiamo dimenticarci di quanto lo stato di salute delle democrazie sia correlato al funzionamento delle istituzioni o, come direbbero nel linguaggio tecnico in inglese, alla loro capacità di “delivery”.

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