La rinuncia di Nicolò Tresoldi alla nazionale italiana, preferendo di fatto la Germania, dove è cresciuto calcisticamente, è l’ultimo episodio di una parabola che racconta, in controluce, la crisi profonda del calcio italiano, crisi manifesta anche sulla nazionale maggiore.
La Nazionale di calcio italiana in lacrime dopo l’eliminazione alle qualificazione del mondiale (lapresse)
Il caso Tresoldi: simbolo di un sistema che perde i suoi talenti
Nicolò Tresoldi, attaccante classe 2007, è uno dei nomi più promettenti emersi negli ultimi anni: inserito dalla Lega Serie A tra i 100 migliori giovani italiani, ha attirato l’attenzione di diversi osservatori per tecnica, finalizzazione e intelligenza di movimento. Tuttavia, la sua vicenda ha riacceso il dibattito sul “brain drain” (fuga di cervelli) calcistico: pur essendo italiano, il 22enne è cresciuto nel settore giovanile tedesco (ora milita nel Club Brugge) e ha maturato un legame forte con quel contesto sportivo e culturale.
Si tratterebbe di una scelta ponderata che tiene conto del percorso già avviato con le rappresentative tedesche giovanili e della continuità progettuale offerta dal sistema tedesco. Ma il risultato percepito dall’opinione pubblica è lo stesso: un altro talento “nostro” sfugge alla filiera azzurra, finendo per indossare una maglia diversa.
La Nazionale di calcio italiana in lacrime dopo l’eliminazione alle qualificazione del mondiale (Lapresse)
Il caso del giovane talento originario di Cagliari non è isolato. È l’ultimo tassello di un mosaico in cui sempre più giovani di origine italiana, formati all’estero o con doppio passaporto, scelgono altre nazionali: dalla Germania agli Stati Uniti, fino a paesi emergenti che investono con forza sul reclutamento di giovani promettenti che vivono lontano dal paese d’origine. Dietro c’è una crisi strutturale del calcio italiano, documentata da numeri sempre più allarmanti.
I numeri della crisi
In Serie A, gli italiani titolari sono scesi al 31%, mentre il 64% degli arrivi nel mercato estivo 2026 è rappresentato da stranieri.
I minuti giocati da calciatori italiani in A sono crollati dal 70% del totale nella stagione 2005-06 (vigilia del Mondiale vinto) a circa il 30% nell’ultima stagione.
Il sistema calcio italiano accumula debiti da miliardi, con centinaia di società fallite o escluse dai campionati per problemi economici nell’ultimo quarantennio.
Questi dati non sono solo contabilità: raccontano un modello che fatica a produrre, far crescere e soprattutto far giocare i propri ragazzi ai massimi livelli. Le conseguenze sulla nazionale maggiore sono sotto gli occhi di tutti. Dopo le esclusioni da Russia 2018 e Qatar 2022, l’Italia ha mancato anche la qualificazione a USA-Canada-Messico 2026, battuta ai rigori dalla Bosnia-Erzegovina nei play-off: per la prima volta nella storia, tre Mondiali consecutivi senza gli Azzurri.
il nuovo direttore tecnico Claudio Ranieri, il nuovo allenatore della Nazionale Italiana di calcio Roberto Mancini e il presidente della FIGC Giovanni Malagò, Roma, 29 luglio 2026 (ansa)
Tra riforme e resistenze: il calcio italiano alla prova
Di fronte a questo scenario, non mancano proposte di riforma: dalla riduzione del numero di club professionistici a nuovi meccanismi di finanziamento per vivai e settore giovanile, passando per una maggiore tutela dei minuti degli italiani in campo. Tuttavia, tra interessi consolidati, inerzia del sistema e difficoltà a cambiare modelli di business, le riforme faticano a decollare.
Il caso Tresoldi, in questa cornice, non è solo una notizia di calciomercato o di nazionale giovanile: è un campanello d’allarme. Segnala che, se il calcio italiano non riuscirà a invertire la rotta – producendo, trattenendo e valorizzando i propri talenti – la crisi della nazionale maggiore è destinata a prolungarsi ben oltre il prossimo ciclo.













