È ripartito martedì 28 aprile il tentativo di salvare la megattera bloccata da settimane nelle acque basse davanti all’isola di Poel, nel Mar Baltico. Dopo la sospensione dei soccorsi decisa sulla base dei pareri scientifici, un’iniziativa finanziata privatamente ha rilanciato l’operazione con un nuovo piano: trasferire il cetaceo verso il Mare del Nord utilizzando una chiatta e un rimorchiatore. Le squadre sono tornate sul posto all’alba, avviando le manovre preparatorie per guidare l’animale verso una struttura galleggiante.
Le condizioni della megattera restano critiche. Gli esperti segnalano vesciche e lesioni cutanee, legate alla permanenza prolungata in acque a bassa salinità, oltre a un evidente stato di debolezza. Nelle ultime settimane gli interventi si sono limitati a trattamenti palliativi, con l’obiettivo di ridurre lo stress e contenere le sofferenze senza sottoporre l’animale a ulteriori manipolazioni.
Il nuovo piano prevede un’operazione complessa: una chiatta e un rimorchiatore dovrebbero permettere il trasferimento verso il Mare del Nord, nella speranza che possa ritrovare la via per l’Oceano Atlantico, habitat naturale del cetaceo.
I soccorritori prevedono di scavare un canale nel fondale sabbioso, posizionare cuscini gonfiabili sotto il corpo del cetaceo e, utilizzando teli e imbracature per proteggerlo e stabilizzarlo, trasferirlo in una struttura galleggiante per poi trainarlo verso l’acqua profonda. La riuscita dell’operazione resta incerta, sia per le condizioni dell’animale sia per la complessità tecnica.
Un caso politico
In Germania il salvataggio della megattera Timmy, o Hope come è stata anche ribattezzata, è diventato un caso politico che sta suscitando un dibattito pubblico nazionale, in cui si intrecciano etica e scienza, con i social come campo di battaglia.
Una prima fase della vicenda, come riassume un articolo-inchiesta di Die Zeit, si era chiusa con una posizione netta della comunità scientifica: meglio non intervenire per non infliggere sofferenze inutili a Timmy/Hope.
Burkard Baschek, direttore del Deutsches Meeresmuseum di Stralsund e coinvolto anche come consulente nella prima fase dei soccorsi, aveva indicato che un recupero attivo avrebbe comportato rischi elevati e scarse probabilità di successo, raccomandando invece di lasciare l’animale in quiete e limitarsi a cure palliative.
Una linea condivisa anche da Greenpeace, che, dopo aver partecipato al monitoraggio e alla prima fase di soccorso, ha preso le distanze dal piano, sostenendo che un intervento invasivo rischia di prolungare la sofferenza senza reali benefici.
Su questa base, le autorità regionali avevano inizialmente fermato le operazioni di recupero. La svolta è arrivata sull’onda della crescente pressione dell’opinione pubblica, alimentata dai social, da appelli e da una copertura mediatica continua, che ha trasformato la vicenda in un caso nazionale.
In questo clima ha preso forma il nuovo tentativo promosso da un gruppo privato, sostenuto anche da finanziatori come l’imprenditore Walter Gunz, cofondatore della catena di elettronica MediaMarkt, e l’imprenditrice Karin Walter-Mommert, nota per la gestione di scuderie e cavalli da corsa.
Un altro dei protagonisti della vicenda è il ministro dell’Ambiente del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Till Backhaus, che, dopo aver sostenuto la linea della prudenza, contraria all’accanimento del “salvataggio ad ogni costo”, ha progressivamente aperto al nuovo tentativo, fino a concedere un via libera “di fatto” all’operazione.
La responsabilità operativa resta in capo al gruppo privato, mentre il governo regionale mantiene un ruolo di supervisione. Una scelta che, come ricostruiscono Die Zeit e il Guardian, riflette anche la difficoltà politica di fermarsi di fronte a una mobilitazione crescente e dai toni sempre più emotivi.
Secondo Die Zeit, dietro il nuovo tentativo c’è una rete eterogenea e controversa: oltre ai finanziatori Gunz e Walter-Mommert, tra i promotori e i sostenitori compaiono anche attivisti vicini all’area dei Querdenker (movimento nato in Germania durante la pandemia contro le restrizioni sanitarie con posizioni anti-establishment e componenti complottiste) e ambienti della destra legati all’Alternative für Deutschland.
Il livello di tensione è testimoniato anche dalle minacce ricevute sia da Backhaus sia da Burkard Baschek, che ha ribadito la sua contrarietà al piano, definendolo un intervento che rischia di trasformarsi in accanimento sull’animale.
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