Gli effetti del cambiamento climatico in atto sono ormai ampiamente conosciuti: aumento delle temperature, eventi atmosferici estremi, scioglimento dei ghiacciai, crisi idriche. Tutte conseguenze dovute all’eccessiva emissione di gas inquinanti, come l’anidride carbonica e il metano, prodotti dalle attività umane.
Esistono, però, anche delle emissioni rilasciate dalla natura stessa: sono le cosiddette “emissioni indotte dal riscaldamento” (“warming-induced emissions”, Wie), gas serra prodotti da fonti naturali a causa dell’aumento delle temperature.
Questo tipo di emissioni si inserisce nei cicli di retroazione climatica, cioè i meccanismi a catena in cui un cambiamento iniziale del clima provoca reazioni nei processi naturali del pianeta. Si distinguono due tipi di reazione: positive, se amplificano il riscaldamento globale, e negative, se agiscono in maniera opposta.
Un gruppo di ricercatori dell’ente non-profit Spark Climate Solutions ha studiato il fenomeno delle Wie: la loro ricerca “Projected amplification of global warming by warming-induced greenhouse gas emissions” (“L’aumento di volume del riscaldamento climatico previsto a causa delle emissioni di gas serra generate dal riscaldamento stesso”) ha analizzato l’impatto esercitato dai gas serra emessi dalla natura sull’aumento delle temperature.
Come funziona la retroazione
I ricercatori hanno preso in analisi tre eventi naturali causati dal riscaldamento globale: lo scioglimento del permafrost, il terreno perennemente ghiacciato, l’intensificarsi degli incendi di boschi e il riscaldamento dei laghi e delle zone umide che alimenta il processo di digestione anaerobica, causa di degradazione della sostanza organica. Questi eventi producono gas metano e anidride carbonica, che vengono rilasciati nell’ambiente circostante.
