Storie Web martedì, Maggio 5

La strada verso le elezioni politiche del 2027 è lastricata di incognite, dalla legge elettorale alla leadership del campo largo, ma una certezza esiste: le coalizioni non sono mai la somma algebrica dei partiti che le compongono. Perché l’ingresso o l’uscita di una forza politica dall’alleanza può produrre un effetto moltiplicatore o di dispersione sul consenso, modificando la percezione dell’elettorato e, di conseguenza, il risultato finale. A sondare l’impatto delle diverse geometrie di coalizione è una rilevazione Youtrend che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare. A ognuno dei 1.500 partecipanti al sondaggio è stato chiesto se avrebbe confermato il suo voto nel caso di un’alleanza elettorale tra il suo partito e ciascuno degli altri. A partire da questa misura di compatibilità reciproca tra forze differenti, Youtrend ha elaborato quattro scenari di coalizione, da cui emerge un elemento di fondo: il centrodestra parte avvantaggiato, ma il margine si comprime sensibilmente quando il campo progressista riesce a tenere insieme tutte le sue componenti. Detto in altri termini, la vera partita si giocherà sulla capacità di ciascun leader di trattenere il proprio elettorato dentro alleanze che giocoforza diluiscono le identità.

Lo scenario di base

La somma secca dei voti di lista della Supermedia Youtrend/Agi nello scenario di coalizione oggi più plausibile fa sì che i partiti del campo progressista (Pd, M5S, Avs, Italia Viva e +Europa) sarebbero avanti di strettissima misura con il 45,5%, a fronte del 44,9% totale del centrodestra (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati). Ma se si prende in considerazione anche la compatibilità dei rispettivi elettorati, l’esito si capovolge: il campo largo perderebbe l’1,5% scendendo al 44%, con elettori in uscita dai Cinque Stelle e dai centristi, mentre il centrodestra, forte di un’esperienza più consolidata di coabitazione, salirebbe al 45,5 per cento. Un ribaltamento che lo Stabilicum rafforzerebbe ancora, grazie al premio di maggioranza.

Il nodo Cinque Stelle

Chi risentirebbe di più dell’ingresso in coalizione è il Movimento di Giuseppe Conte: se corresse in autonomia recupererebbe due punti (dall’11,7% al 13,8%). L’alleanza comporta per i Cinque Stelle un costo elettorale diretto: ciò significa che l’eventualità in cui il premio di maggioranza (o la vittoria in un buon numero di collegi) dovesse apparire fuori portata per il campo largo, un cambio di posizionamento potrebbe essere meritevole di essere valutato. «L’elettorato M5S ha a lungo visto Pd e Matteo Renzi come avversari», osserva il direttore Youtrend, Lorenzo Pregliasco. «D’altra parte si è visto che alle regionali, soprattutto quando il candidato presidente non era espresso dal Movimento, una quota importante di elettori finiva per non votare il campo largo. Certo, se rimanesse in vigore il Rosatellum il M5S alleato eventuale del Pd di Elly Schlein e di Renzi potrebbe recuperare qualche eletto nei collegi».

Azione guadagna dalla terzietà

Il terzo scenario contempla l’ingresso di Azione nella coalizione di centrodestra: l’aggregato crescerebbe al 47,4% (oltre due punti più dello scenario base), ma a spese del partito di Carlo Calenda che crollerebbe all’1,9% contro il 3,4% registrato dalla lista da sola. «Una parte dell’appeal di Azione – sottolinea Pregliasco – deriva proprio dall’essere al centro dell’offerta politica e del non riconoscersi nei due principali schieramenti». Una parte degli elettori azionisti non apprezzerebbe la traslazione a destra. E il campo progressista se ne avvantaggerebbe, salendo di 1,5 punti al 45,5 per cento.

L’opzione Vannacci

Se Futuro Nazionale entrasse nella coalizione di centrodestra l’aggregato raggiungerebbe il suo massimo: 48,4%, oltre tre punti sopra il campo progressista. Ma anche in questo caso sarebbero proprio i vannacciani a perdere consensi, dal 3,9% stimato se corressero da soli al 2,7 per cento. Come spiega Pregliasco, «il bacino di Futuro Nazionale sarebbe prosciugato, perché fuori dai poli riuscirebbe a fare maggiormente il pieno di un elettorato non allineato e antisistema che non vuole allearsi con il centrodestra di governo».

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