Storie Web giovedì, Gennaio 8
Il digitale italiano cresce, ma sul filo: frenato da energia e dazi

Il digitale italiano corre, ma con le scarpe slacciate. Cresce, ma su un terreno che non sembra particolarmente stabile. Nell’ultimo studio di Anitec-Assinform, redatto in collaborazione con NetConsulting cube, l’immagine che traspare è quella di una tecnologia fa da locomotiva a fronte di un resto dell’economia sbuffa, frenato da dazi e caro-energia.

Rallentamento al 2028

Nel primo semestre 2025 il mercato digitale ha messo a segno un +3,2% e ha raggiunto 40.471,5 milioni di euro. La fotografia è nitida e racconta un Paese che prova a modernizzarsi anche quando la congiuntura suggerirebbe prudenza. A fine 2025 la previsione di chiusura 2025 conferma la direzione: +3,2% a 84.244,8 milioni di euro. E per il triennio lo studio mette in conto un progressivo rallentamento, fino a chiudere al +2,8% nel 2028 portando il mercato a sfiorare la soglia dei 91,5 miliardi.

Il passo dell’economia

Del resto, andando anche oltre il settore Ict, fuori dai confini, il meteo è cattivo. L’Ocse vede la crescita mondiale scendere dal 3,3% del 2024 al 3,2% nel 2025 e al 2,9% nel 2026. E i dazi americani hanno già cambiato i comportamenti: prima l’anticipo degli scambi, poi i segnali di rallentamento, con la fiducia dei consumatori che resta debole. L’Italia, nel mezzo, resta a bassa velocità: +0,6% nel 2025 e nel 2026.

Il traino di Servizi Ict e AI

Eppure, sotto la pelle dell’economia, il digitale continua a pulsare. A crescere non sono più le vecchie infrastrutture. I Servizi di rete arretrano dell’1,1% nel primo semestre (a 9.231 milioni di euro, a fronte del +1,3% dello stesso periodo del 2024) trascinati dal calo della fonia e da un mercato mobile ormai maturo. A compensare sono i Servizi Ict, che segnano un +7,1%, (risultato solo lievemente inferiore al 7,4% osservato nel 2024, raggiungendo un valore complessivo di 8.666,6 milioni) spinti dalla domanda di consulenza, integrazione e gestione dei sistemi. Anche il Software e le Soluzioni Ict fanno la loro parte (+3,5% a 4.352,4 milioni), grazie a piattaforme e middleware che tengono insieme ambienti sempre più complessi, tra cloud pubblici e privati. I dispositivi tornano a respirare (+2% a 10.040,4 milioni), sostenuti dalla ripresa delle televisioni e dall’avvio di un nuovo ciclo di sostituzione tecnologica.

C’è poi il digitale che passa dagli schermi: contenuti e pubblicità online crescono del 5,5% a 8.181,2 milioni. Il digital advertising, le app, il gaming e l’intrattenimento mobile intercettano tempo e attenzione, diventando una voce strutturale dei consumi. È la parte più visibile del cambiamento, quella che entra nelle abitudini quotidiane, ma non è necessariamente la più strategica.

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